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Mercanti di morte... PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedý 16 dicembre 2019

http://www.e-gazette.it/sezione/ecologia/politiche-clima-cop25-madrid-ferma-mercato-emissioni

 

 

Il mercato della CO2

 Questa volta il documento finale è rimasto sospeso sul tema del mercato internazionale delle emissioni di anidride carbonica, lo strumento adottato da anni dall’Europa ma non ancora applicato nelle altre grandi zone di emissione, cioè Usa, Cina, India. L’esperienza europea dice che il mercato della CO2, se ben organizzato, riesce a contenere le emissioni in modo più efficiente e meno impattante di altri strumenti, ma viene percepito come una minaccia per i diritti dei popoli e perfino una specie di “etichetta di prezzo sulla natura”. Il rinvio del mercato, che potrà essere discusso in primavera a Bonn oppure fra un anno alla Cop26 di Glasgow, riguarda l’articolo 6 degli Accordi di Parigi, quello che cerca di mettere ordine nel mercato del carbonio in modo da evitare il double counting, poiché nell’attuale formulazione il paese venditore e quello acquirente possono conteggiare due volte la stessa quantità di emissioni scambiata.

Fumata nera per il summit Onu, che si è chiuso senza un'intesa sull'articolo 6 dell'Accordo di Parigi in merito alla regolazione globale del mercato del carbonio. Se ne riparlerà in giugno?

Come tutte le Cop dell’Unfccc, cioè i summitcop25.jpg dell’Onu sul clima, anche per quella di Madrid che si è chiusa domenica 15 si è dovuti arrivare ai tempi supplementari: un negoziato infinito nella notte fra sabato (giorno ufficiale di chiusura) e domenica (prolungamento oltre il limite) per arrivare a un documento finale che indispettisce tutte le più accreditate associazioni ecologiste. L’incontro era presieduto dal Cile, che era il Paese ospite, ma si è svolto nel clima più sereno di Madrid per via delle contestazioni politiche in corso nelle settimane scorse a Santiago.
 
Il mercato della CO2
Questa volta il documento finale è rimasto sospeso sul tema del mercato internazionale delle emissioni di anidride carbonica, lo strumento adottato da anni dall’Europa ma non ancora applicato nelle altre grandi zone di emissione, cioè Usa, Cina, India. L’esperienza europea dice che il mercato della CO2, se ben organizzato, riesce a contenere le emissioni in modo più efficiente e meno impattante di altri strumenti, ma viene percepito come una minaccia per i diritti dei popoli e perfino una specie di “etichetta di prezzo sulla natura”. Il rinvio del mercato, che potrà essere discusso in primavera a Bonn oppure fra un anno alla Cop26 di Glasgow, riguarda l’articolo 6 degli Accordi di Parigi, quello che cerca di mettere ordine nel mercato del carbonio in modo da evitare il double counting, poiché nell’attuale formulazione il paese venditore e quello acquirente possono conteggiare due volte la stessa quantità di emissioni scambiata.
 
Il catalogo degli impegni
L'accordo alla conferenza si è chiuso con la vittoria dei Paesi più vulnerabili dal cambiamento del clima (come quelli esposti all’innalzamento dei mari, come le piccole isole del Pacifico) rispetto a quelli ricchi sul tema definito “dell'Ambizione”: i Paesi ricchi sono obbligati a indicare entro l'anno prossimo di quanto aumenteranno gli impegni per tagliare i gas serra.
 
A Milano in vista di Glasgow
"A ottobre del 2020 l'Italia ospiterà i lavori preparatori di Cop26 e soprattutto la prima Cop Giovani. Ragazzi e ragazze di tutto il mondo si incontreranno per due giorni, con l'intento di stilare una dichiarazione finale che sarà poi portata, nel mese di novembre, alla Cop26 di Glasgow e presa in carico dai decisori". Lo comunica il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa.
 
Il tweet di Greta Thunberg
"Sembra che la Cop25 di Madrid stia fallendo. La scienza è chiara, ma la si sta ignorando. Qualunque cosa accada non ci arrenderemo mai. Abbiamo solo appena iniziato", ha scritto l'attivista Greta Thunberg in merito agli esiti della Conferenza mondiale dell'Onu sui cambiamenti climatici.
 
Guterres (Onu) deluso
Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres si è setto "deluso" dai risultati della conferenza sul clima Cop25, affermando che "la comunità internazionale ha perso una opportunità importante per mostrare maggiore ambizione" nell'affrontare la crisi dei cambiamenti climatici. “Non siamo riusciti a trovare un consenso” ha confessato la ministra cilena dell’Ambiente Cristina Schmidt, che ha presieduto la Cop25. “Ma abbiamo fatto progressi e imparato molto gli uni dagli altri. Ci sarà utile per raggiungere un accordo sull’articolo 6 entro l’anno prossimo”.
 
Le associazioni
Attacca Greenpeace, secondo cui i progressi che ci si auspicava emergessero dalla COP25 sono stati "ancora una volta compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l'emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto".
C’è chi intravede il grande complotto delle potenti economie del carbonio, chi l’egoismo di Brasile e Australia (“Accettare le loro proposte avrebbe minato alla base gli sforzi di ridurre le emissioni”, dice Mohamed Adow, direttore di Power Shift Africa). “Un totale scollamento tra le richieste degli scienziati e delle persone di tutto il mondo e quello che i negoziatori stanno cercando di ottenere”, commenta Alden Meyer dell’Union of Concerned Scientists.

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