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Come le nanoparticelle arrivano al cervello PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
lunedý 21 agosto 2006

 olfactoryLe nanoparticelle possono facilmente raggiungere il cervello dalla cavità nasale, è quanto risulta da una ricerca svolta presso il Dipartimento di medicina dell'Università di Rochester, illustrata in un articolo sull'ultimo numero di Environmental Medicine.
Lo studio ha testato particelle ultrafini di ossido di manganese, alle concentrazioni a cui sono tipicamente esposti i lavoratori di alcuni settori industriali. Queste particelle hanno le dimensioni caratteristiche delle nanoparticelle prodotte industrialmente (inferiori ai 100 nanometri), sempre più utilizzate in molti settori, dalla microelettronica ai dentifrici, fino alle lozioni solari, nonostante non siano ancora note le possibili conseguenze sulla salute quando siano disperse nell'ambiente.
In questo studio condotto su ratti, le particelle hanno mostrato di riuscire a passare rapidamente dalle cavità nasali al bulbo olfattivo per raggiungere poi lo striato, la corteccia frontale e il cervelletto.
Dopo 12 giorni di esposizione, la concentrazione di particelle ultrafini era raddoppiata nei polmoni e più che triplicata nel bulbo olfattivo. Le particelle non hanno mostrato di innescare una risposta infiammatoria diretta nel polmone, ma a livello cerebrale sono aumentati in maniera significativa alcuni marcatori biologici di uno stato infiammatorio e di stress, come il fattore di necrosi tumorale e le chemochine MIP-1a e MIP-1b.
Gli autori concludono che "nonostante le differenze fra il sistema olfattivo del ratto e quello dell'essere umano, è verosimile che questa via di trasporto sia efficace anche nell'uomo".

Fonte: Le Scienze S.p.A.
Articolo del 03/08/2006 

Ultimo aggiornamento ( lunedý 21 agosto 2006 )
 
Termovalorizzatore parla il Prof. Gulisano PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
venerdý 11 agosto 2006

m_gulisano
Prof. Massimo Gulisano
Professore Ordinario di Anatomia Umana
Università di Firenze

 toscanaLa piana a nord ovest di Firenze, che da Novoli e Brozzi e Peretola si estende, attraverso Sesto e Campi, verso Prato e Pistoia, rappresenta una delle aree più degradate di tutto il comprensorio fiorentino. In tale area, già sede della maggior parte degli insediamenti industriali del comprensorio (alcuni fortemente inquinanti, quali chimico-farmaceutico, tessile, meccanico) e di intenso sviluppo abitativo (zone PEEP, ecc.), si sono concentrati interventi lesivi che spaziano dal tracciato dell’alta velocità agli impianti di grande distribuzione (col sovraccarico di traffico che ne consegue), alla progettata officina delle ferrovie, all’aeroporto fiorentino, ad elettrodotti dell’ENEL e delle ferrovie, ad impianti di smaltimento dei rifiuti.

 Si tratta di un’area con condizioni climatiche molto particolari, essendo di origine paludosa e sostanzialmente chiusa in un grande catino collinare; già il Magnifico Lorenzo si rese conto che l’aria era “grossa, umida e malsana” e tentò di porvi rimedio con i pochi mezzi dell’epoca (bonifiche, tentativi più o meno incongrui di incanalare i flussi ventosi, ecc).
Nel tempo attuale vi sono numerosi fatti che dovrebbero indurre cautela estrema.
Già la VIS parte III messa a punto per l’inceneritore fiorentino rilevava che si osservano incidenze sospette di alcune patologie gravi in alcune zone della Piana (ed incidenze più che sospette di altre), e suggeriva che tutto ciò deve indurre cautela.

Sono state dette molte inesattezze a proposito del cosiddetto Termovalorizzatore:

     Non è vero che comporti un vantaggio in termini di risparmio energetico: la Banca Mondiale ha ufficialmente manifestato quest’anno seri dubbi sulla convenienza economica della produzione di energia dall’incenerimento dei rifiuti urbani.

     La VIS parte III messa a punto per l’inceneritore fiorentino rilevava che si osservano incidenze sospette di alcune patologie gravi in alcune zone della Piana (ed incidenze più che sospette di altre), e suggeriva che tutto ciò deve indurre cautela .

     Non è vero che comporti un vantaggio in termini di risparmio energetico: la Banca Mondiale ha ufficialmente manifestato quest’anno seri dubbi sulla convenienza economica della produzione di energia dall’incenerimento dei rifiuti urbani.

      Per quanto riguarda il teleriscaldamento, poi, questo è efficace solo entro 2,5 km dall’impianto ed è possibile solo in edifici di nuova realizzazione.

     Non è vero che gli inceneritori di ultima generazione hanno comunque emissioni irrilevanti: emettono certamente PCDD/F in quantità apprezzabili  e le concentrazioni di alcuni inquinanti aerei possono salire in determinate condizioni fino a livelli 1000 volte superiori ai limiti CEE, come è avvenuto in Portogallo (Coutinho et al., Sci Total Environ, 9, 2005) 

Ultimo aggiornamento ( venerdý 01 giugno 2007 )
 
Le nanopolveri PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
giovedý 10 agosto 2006

Da: Wikipedia, l'enciclopedia libera. 

bio_biomach_nano3Le nanopolveri sono una speciale particolare di particolato ultrafine con un diametro compreso fra 2 e 200 nm.

Le maggiori fonti di particolato sono naturali (come ad esempio le eruzioni vulcaniche, gli incendi e l'acqua marina dispersa in aria, i fulmini, l'erosione di rocce e la sabbia dispersa dal vento).

Tuttavia, specialmente in ambienti urbani, fra le origini più comuni di particelle di dimensione nanometrica ci sono fonti antropiche: in generale qualunque procedimento di combustione: motori a scoppio, residui di gomme delle automobili o di olii combustibili, usura dell'asfalto, impianti di riscaldamento, inceneritori di rifiuti, cave e miniere a celo aperto, usura degli edifici e dei materiali da costruzione, cementifici, fonderie, fumi industriali, fino alla cottura degli alimenti ed al fumo di sigaretta.

Quando una sostanza organica (contenente principalmente carbonio, azoto, idrogeno, e ossigeno) brucia vengono rilasciate molecole più piccole e generalmente biodegradabili (anche se inquinanti). Se la sostanza contiene anche dei materiali inorganici (come dei metalli), i prodotti della combustione possono portare, specialmente se ad alte temperature, ad aggregati atomici e leghe metalliche generalmente di forma tondeggiante, che non sono biodegradabili, e vengono disperse in ambiente sotto forma di aerosol.

Ultimo aggiornamento ( martedý 29 agosto 2006 )
 
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