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PATTO REGIONALE DI SOLIDARIETA' Stampa
Domenica 22 Aprile 2007, 08:00 - 17:00
inserito da msirca Visite : 3402


L'assemblea per la costituzione del Patto Regionale di Solidarietà e Mutuo
Soccorso lanciata dall'Assemblea Popolare della Valdisieve per sabato 14
aprile alle ore 16:00 presso il Centro Popolare Autogestito Fi-Sud è stata
rimandata a domenica 22 aprile alle ore 14:30.

Per questo rilanciamo l'appuntamento per l'assemblea regionale allegando
alla presente mail il testo elaborato e discusso dall'Assemblea Popolare
della Valdisieve contro l'inceneritore, vale a dire la bozza della proposta
che vorremmo discuteremo assieme agli altri comitati e reltà di base e un
documento elaborato dal Collettivo Liberati gli Orsi di Pistoia.

DOMENICA 22 APRILE ORE 14:30
AL CENTRO POPOLARE AUTOGESTITO FI-SUD - via Villamagna 27 a, Firenze
ASSEMBLEA REGIONALE PER LA COSTITUZIONE DEL PATTO REGIONALE DI SOLIDARIETA'
E MUTUO SOCCORSO

TEMI:

A - Guerra militare - No Basi.
B - Energia - Materia
C - Ripubblicizzazione dell'acqua
D - Contro la  Rendita fondiaria, lotte per la casa, per  l'uso collettivo
dei beni demaniali
E - Esproprio terre collettive
F - Incontro con compagne-i NO TAV Valdisusa, No Mose, NO Dal MOLIN,
Coordinamento Campano

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 PER IL COORDINAMENTO TOSCANO Il percorso tracciato dal Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso rappresenta, ad oggi, uno degli strumenti più efficaci per mettere in relazione le esperienze, i metodi e le pratiche che caratterizzano i comitati e i gruppi che si battono a livello locale contro opere, piccole e grandi, devastanti per il territorio e la salute, realizzate socializzandone i costi e privatizzandone i profitti.Riteniamo che il nascente coordinamento toscano debba costituirsi su punti ben definiti: 
  • il coordinamento deve, nella sua sintesi, assumere le istanze della base e non viceversa;
  • rifiuto della delega e della rappresentanza formale;
  • porsi su un piano totalmente extra-elettorale, in modo tale che le lotte vivono di una propria determinazione che rifugga la logica della concertazione cui le logiche di palazzo tendono;
  • ricerca di autonomia di metodi, pratiche e linguaggi, sia dal punto di vista partitico che mediatico;
  • ricerca di canali di comunicazione e controinformazione autonomi e svincolati dai mezzi di informazioni ufficiali che troppo spesso sono un tassello dei poteri economico e politico;
  • costante ricerca di orizzontalità nel rapporto tra comitati: per questo proponiamo che la presidenza delle varie assemblee e iniziative del coordinamento regionale sia assunta dai comitati locali dove l’assemblea o l’iniziativa viene svolta, purché, seguendo la logica della solidarietà e del mutuo soccorso, questa vengano svolte sul tutto il territorio toscano;
  • assunzione di tutte le lotte locali, senza che nessuna di esse venga considerata più importante di altre, ma dando la priorità alle “emergenze” che si presenteranno di volta in volta: in quest’ottica la realizzazione di un qualsiasi progetto di devastazione del territorio deve esser considerata una sconfitta per tutto il coordinamento, viceversa, una vittoria deve esser un impulso ad intensificare la lotta nella consapevolezza che fermarli sarà dura, ma è comunque possibile;
  • Su questa linea chiediamo che il coordinamento toscano, non appena costituitosi, aderisca al Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso e quindi ricerchi un’apertura verso tutte le lotte che si sviluppano sul territorio nazionale.
 Questi sono i punti sulla base dei quali, secondo noi, i comitati e con essi il coordinamento dovrebbero portare avanti il proprio lavoro.A nostro modo di vedere il Coordinamento toscano dei comitati popolari e di base dovrebbe articolare la propria azione politica a livello regionale formando innanzitutto una commissione di lavoro all’interno della quale siano rappresentati tutti i comitati che aderiscono al coordinamento stesso, attraverso una rappresentanza di un numero di militanti uguale per ogni comitato da stabilire a livello collettivo. I rappresentanti di ogni comitato non devono essere sempre i soliti, ma i comitati devono impegnarsi nell’organizzazione di una turnazione dei propri componenti all’interno del gruppo di lavoro.Ha il compito di svolgere un lavoro organizzativo, di confronto e di scambio tra i comitati, per elaborare proposte che però devono necessariamente esser dibattute in assemblee allargate a cui partecipino tutti gli esponenti dei comitati.Tali proposte devono comunque aver il tempo di esser dibattute all’interno dei comitati prima che ognuno di essi porti la propria posizione all’assemblea di coordinamento.La nostra proposta per ora si ferma a questo punto poiché crediamo che un’approfondita sperimentazione di questa forma di coordinamento sia già di per sé molto impegnativa.

In un secondo tempo, o quando incontreremo questa necessità, proponiamo che si formi (non siamo ancora in grado di proporre in che forma e sarà una scelta che dovremo fare tutti assieme) un gruppo redazionale che si occupi di lavorare sull’elaborazione di una rivista che funga da strumento di diffusione del coordinamento su tutto il territorio toscano.

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1 - Anche nei nostri territori siamo da un pezzo nel bel mezzo  di una varietà di guerre, più o meno estese, più o meno cruente.
Alla guerra fatta con le armi e scatenata come guerra preventiva e permanente a livello planetario dalle potenze egemoni - in primo luogo gli U.S.A. - per il controllo di  territori e di beni fondamentali, alcuni in via di esaurimento e per questo divenuti  strategici,  si  sono affiancate guerre sociali  -  contro l’ altro, il migrante, il diverso, il  sovversivo -  guerre ecologiche -  distruzioni delle biodiversità naturali e culturali,  malattie e morti dovute a cicli produttivi nocivi e a sostanze chimiche di sintesi, distruzione di riserve  relative a fonti energetiche e a materie prime - guerre economiche prodotte dalla più recente globalizzazione dell’ economia  capitalistica che  rende ogni giorno più alto il numero di poveri e di precari e estende la morte per fame in ogni angolo del pianeta.
2 - Nella nostra regione, il  modello economico  toscano della piccola e media impresa ha distrutto e pesantemente inquinato, dal secondo dopoguerra ad oggi, beni naturali, territorio, un sistema insediativo sapientemente  costruito nel corso dei secoli dalle società locali  in coerenza con l’ ambiente.
Un  modello  produttivo che, più che in altre regioni, ha sempre avuto come controparte economica di primo piano  le rendite fondiarie, immobiliari e finanziarie. Negli ultimi anni il peso delle rendite è cresciuto e anche in Toscana,  in sintonia con quanto è accaduto nel nostro paese ma con un carattere più marcato, il capitalismo industriale ha dilatato gli investimenti immobiliari, fondiari, finanziari rispetto a quelli produttivi. In questo modo ha inquinato pesante il corpo umano - a principiare da quello delle lavoratrici e dei lavoratori - acque superficiali e di falda, terreni, aria, si è aggiunta la pesante distruzione dei diversi territori della Toscana (montagna, boschi, collina, pianura, sistema costiero).
3 - I governi regionali hanno da sempre  spalleggiato e assecondato le esigenze del sistema imprenditoriale, sia quello privato in senso classico che il variegato sistema delle cooperative. L’amministrazione regionale ha solo cercato di correre ai ripari, quando il tutto è diventato insostenibile, cercando di coprire  danni ormai evidenti e per larga parte irreparabili. In sostanza la Regione è sempre stata il braccio amministrativo  drenante  finanziamenti statali ed europei verso il sistema delle imprese.
Contemporaneamente la Toscana, che è una  terra di energie rinnovabili pulite (solare) e in parte nocive (geotermia), ha scelto di porsi come terra di trattamento e di passaggio di fonti energetiche (raffinerie di petrolio e ora rigassificatori offshore) di riserve energetiche che transitano dai nostri territori per essere consumate altrove, o di risolvere la questione rifiuti con un regalo alle lobbies impiantistiche degli inceneritori, e non con la ricerca di soluzioni  che sono possibili e che aumentano l’ occupazione e innalzano la capacità tecnico-scientifica. Una terra di passaggio, ma di soldi, di alta velocità, di fonti e riserve energetiche e non una terra sede di un progetto  coerente con la Natura e con la solidarietà tra i suoi abitanti vecchi e nuovi, come i migranti.
4 - A questo sistema di guerre, il movimento dei comitati popolari, delle realtà di base, delle associazioni culturali ha risposto con un esteso conflitto progettuale.
Questo intendiamo valorizzare, questo vorremmo fosse un buon punto di partenza per  nuove vertenze regionali, per  cominciare a costruire - dal basso e collettivamente - una Toscana radicalmente diversa dove il capitalismo d’assalto, le nuove mafie affaristiche, il capitale finanziario. Lo sfruttamento di donne, uomini e natura NON abbiano più diritto di cittadinanza. Una Toscana dove la casa, gli spazi sociali pubblici e collettivi  siano la norma e non  l’ eccezione strappata dalla  caparbietà delle lotte. Una Toscana che non svenda - come accade - i suoi beni demaniali che non sono pubblici, cioè dello Stato, ma dei suoi abitanti, cioè di tutte/i noi e pertanto indisponibili ad essere immessi nel mercato.

 


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