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6 ottobre, "Ecologia e Politica" Stampa
Sabato 6 Ottobre 2007, 08:00 - 17:00
inserito da msirca Visite : 3567
carissime/i confermiamo, visto le numerose adesioni, l'incontro su "ecologia e politica"
sabato 6 ottobre dalle ore 10,30 alle 17 circa (con intervallo per mangiare all'ottima mensa)
presso la sala del Dopolavoro ferroviario, dentro la stazione fs Firenze S.M.N.
potremo confrontare le opinioni di decine e decine di persone, conoscerci un po' di più, e
magari prendere anche delle decisioni o delle iniziative condivise, al di là delle varie "appartenenze".
A sabato, michele boato (venezia), livio giuliani (roma), lino balza (alessandria), giancarlo rasconi (ferrara)

carissime/i a cui ho inviato due mesi fa la proposta di discussione su "ecologia e politica", oltre a mandarvi, in allegato la sintesi del documento e delle decine di risposte ricevute (testo che viene pubblicato nel numero autunnale di Gaia, in tipografia e disponibile tra una settimana) vi propongo una sede per discutere del tema:

sabato 6 ottobre dalle ore 10.30 alle 17 circa (con intervallo per mangiare all'ottima mensa) presso la sala del Dopolavoro ferroviario, dentro la stazione fs di Firenze S.M.N.

se ognuno interviene per 5 -10 minuti, potremmo confrontare le opinioni di decine e decine di persone, conoscerci un pò di più, e magari prendere anche delle decisioni o delle iniziative condivise, al di là delle varie "appartenenze".
sarebbe importante se riuscite a:
- segnalare subito il vostro parere su questa iniziativa,
- se intendete partecipare,
- se ci sono associazioni, comitati, reti o anche singoli che vogliono farla propria, firmarla e rilanciarla ai propri "giri"
grazie dell'attenzioe, a presto michele boato

DIBATTITO APERTO SU
ECOLOGISTI E NOVITA’ POLITICHE
di Michele Boato

A luglio ho spedito a 1800 persone una proposta di discussione sulle scelte da fare, come ecologisti, in politica. Hanno risposto in 40, molti proponendo di incontrarsi per discuterne.
Cerco di riassumere proposta ed interventi, anche se, in 3 pagine, non potrò che essere parzialissimo. Chi vuole ricevere i testi integrali ed entrare nella mailing list, a cui inviamo periodicamente “Gaia club news”, invii nome, cognome, eventuale associazione, indirizzo e telefono a “ Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo “.
Proposta di discussione
Vedo tre possibili scelte davanti ad un ecologista o comitato ambientalista che si domanda: “come contare di più nelle scelte politiche, locali e nazionali?”
1. mantenersi totalmente fuori dalla politica, facendo solo attività di “movimento”: denuncia, pressione, manifestazioni, informazione;
2. presentare/appoggiare una lista civica locale, di chiara ispirazione (anche) ambientalista;
3. inserirsi in maniera organizzata e pubblica in una formazione politica nazionale.

1. La prima scelta è la più praticata tra chi si impegna per difendere il verde, impedire un inceneritore, spingere la raccolta “porta a porta” dei rifiuti, dare spazio a ciclisti e pedoni, difendersi dall’elettrosmog o da una base militare, sostenere il biologico. Non comporta alcuna scelta esplicita, è “naturale” per una associazione/comitato mantenere la propria autonomia dai partiti politici.
Però non pochi comitati, pur proclamando la loro indipendenza, di fatto privilegiano i rapporti con un partito o schieramento ( a sinistra più spesso rifondazione/verdi che ds/margherita, a destra lega al nord e an al sud), anche con legami espliciti con esponenti di partito che sostengono la causa. Può non essere un male solo se il comitato ha una sua autonomia (culturale e finanziaria) trasparente e partecipata, all’interno della quale le “alleanze” vengono valutate, decise e revocate; e il politico a cui ci si appoggia, oltre ad avere una seria storia ambientalista, difende in ogni sede (anche la più lontana dal controllo popolare) le proposte del comitato.

2. La seconda scelta deriva, di solito, da situazioni eccezionali, che possono costringere il comitato a questo passo: lotte o iniziative molto forti, che trovano davanti a sé un muro compatto nelle istituzioni, la sordità/ostilità del Consiglio comunale.
Conosco alcune di queste situazioni, come Sernaglia della Battaglia (TV), con tutto il paese in piazza contro il Comune che, venduto il territorio ai cavatori, voleva rivenderlo all’azienda rifiuti di Pd per riempire i buchi con milioni di tonnellate di rifiuti. Nel 1987 il Comitato locale non si è limitato a organizzare il blocco delle cave: ha iniziato una delle prime raccolte differenziate d’Italia, autogestita e per anni boicottata dal Comune. Poi, alle elezioni, hanno formato una lista civica che ha vinto spazzando i vecchi amministratori e realizzando, tra l’altro, una raccolta “porta a porta” arrivata ai vertici nazionali (primo Comune Riciclone con circa l’80%).
Situazione altrettanto partecipata a Breganze (VI) con il Gruppo Raccolte Caritas che, nel 1985, ha dato vita alla lista “Partecipazione e servizio”, 2 consiglieri, diventati 4 alle elezioni successive; nel ‘92, entra in giunta assieme ad una DC molto rinnovata, dando vita ad una svolta amministrativa. Nel ‘95, prima elezione diretta del sindaco, la lista diventata “Breganze insieme”, vince ed elegge sindaco uno dei più attivi componenti del Gruppo Raccolte Caritas, e sta tuttora governando.
In Italia ci sono situazioni simili in moltissime provincie, con sindaci eletti a furor di popolo, come è successo nel 2002 a Montebelluna (TV), sull’onda della lotta contro il progetto di inceneritore al plasma, dell’amministrazione Leganord: Laura Puppato, esponente WWF, non iscritta a partiti, ha vinto sostenuta da due liste civiche e da un centro-sinistra che mai aveva avuto gran seguito, e nemmeno ora, senza di lei (rieletta nel 2007) avrebbe alcuna possibilità di governare.
Qualcuno propone di coordinare, “federare” e moltiplicare queste liste; ma si tratta di esperienze molto locali, che mal sopportano inquadramenti: il tentativo di Illy e dei suoi amici di dar vita a un Movimento delle Liste Civiche alleate al centro-sinistra non ha avuto finora grande fortuna, causa una gestione troppo orientata politicamente, (con sindaci, come a Verona, ultra-condizionati da Margherita e Ds), che si scontra con la profonda diffidenza delle liste civiche verso qualsiasi “cappello" etero-diretto.

3. La terza opzione è ancor meno “naturale” per un comitato o un ecologista: inserirsi in modo pubblico (e organizzato, se si tratta di un gruppo) in una forza politica nazionale. Che senso può avere?
Nel 1985 dall’Arcipelago Verde associativo che si incontrava periodicamente a Bologna, abbiamo fatto nascere le Liste Verdi comunali e regionali (ce n’era già qualcuna, sono diventate centinaia). Il progetto era rafforzare i movimenti antinucleari, ciclisti, animalisti, nonviolenti, riciclatori, bio e avere altoparlanti/sponde serie nelle istituzioni.
E’ durato così per alcuni anni, poi, sempre più, i Verdi (con alcune eccezioni) sono diventati una cosa a sé, un partito, con tessere (a pacchetti), carriere immeritate, fondi dilapidati, alleanze politiche di ferro a cui sacrificare, spesso, anche l’ambiente.
Ecco un altro motivo di grande diffidenza verso i “partiti”, con cui, però bisogna fare i conti, conoscerli per prendere decisioni ponderate. Oggi abbiamo di fronte:
- Partito Democratico in formazione: il 14 ottobre, versando 5 euro si eleggono 1400 componenti l’Assemblea costituente con i segretari naz. e reg.,
- Sinistra Unita (nome incerto) di Rifondazione, Comunisti it, ex Ds di Mussi e (forse) una parte di Verdisolecheride;
- partiti “di centro” che non hanno ancora deciso che fare (Sdi, radicali, Italia dei valori, Udr di Mastella e Udc di Casini);
- costituendo Partito delle libertà (Forza Italia e An) e LegaNord indecisa.

Nel P.D. stanno entrando alcuni “ambientalisti”, dalla Margherita e dai D.s.
Si tratta, nonostante gli evidentissimi limiti d’origine, di una novità da prendere in considerazione, esaminando senza pre-giudizi i contenuti del programma (sarà quello dell’Unione?), i metodi di selezione della dirigenza (liste del 14.10), la gestione della fase nascente, ecc.
Sinistra Unita, non si sa quando, come e con che nome nascerà; è piena di pacifisti, ambientalisti, lettori del Manifesto e di Carta. Ha però una pesante ipoteca operaista-sindacalista (industrialista) e, per una quota, stalinista. I “Verdi” dei centri sociali (nordest , romani ed altri) la vedono come una realizzazione rosso-verde (più sociale che ambientale); gli ecologisti nonviolenti la guardano con molta attenzione (la scelta nonviolenta di Bertinotti del 2005 non era solo propaganda elettorale), ma, finora, senza entusiasmo: ricorda troppo il Pdup-Manifesto e la nascita di D. P.
I partiti di “centro” possono ispirare qualche simpatia (una volta i radicali contro la pena di morte, un’altra Follini o – ma è ormai rarissimo- Di Pietro), ma basta sentirli parlare di TAV, inceneritori, nucleare, Mose per capire che c’è poca strada da fare assieme.
Così pure per LegaNord o Partito delle Libertà, anche se, anche lì, si trovano brave persone, protagoniste di lotte contro l’elettrosmog, per la raccolta differenziata spinta, per le piste ciclabili, il verde urbano. Si tratta di “mosche bianche”, con cui collaborare nelle singole attività (come le lotte, condotte dal sottoscritto assieme a Galan, contro il progetto ENI di trivellazioni metanifere al largo di Venezia e Chioggia e contro il ciclo del cloro di Marghera); molto difficilmente saranno nostri alleati duraturi.
Infine, se malauguratamente passa il Referendum elettorale, il premio di maggioranza (più eletti) non va più alla coalizione (nel 2001 Polo, nel 2006 Unione), ma al partito vincente: PD o P.delle Libertà. Agli altri poche briciole.
Questo è un ventaglio, incompleto e personale, delle scelte che si presentano all’ecologismo politico nell'estate 2007. Vogliamo discuterne?


Il dibattito

Cerco di sintetizzare le idee emerse da una quarantina di interventi.

Gianfranco Albertini (Ve): bisogna passare dalla protesta alla proposta. Come ecologisti non facciamo partiti ma controlliamo dal basso gli amministratori. Moreno Meneghetti (docente chimica Pd): è essenziale mantenere collegati cittadini e loro rappresentanti. Livio Giuliani ( scienziato Rm): propone di costruire una grande Intesa Consumatori Utenti che superi gli inciuci di governo o di opposizione. A questo scopo propone un appuntamento nazionale a Firenze al più presto. Pinuccia Montanari (assess. ambiente Re): non aderisco al Partito Democratico (d'ora in poi PD), viste anche le posizioni pro-inceneritori e pro-TAV di Veltroni, rimango nei Verdi. Leda Cossu (Ve): PD la vecchia DC attrae fatalmente i DS. Mi fido solo di chi fa alleanze attorno ai temi e non alle apparenze. La logica è quella della sopraffazione di chi, parlando di Imperi altrui, in realtà esercita il proprio Imperio. La basa invocata diventa un limone da spremere: basta che non parteci, è sufficiente che voti. Preferisco la partecipazione e il potere dal basso, sempre rigorosamente dal basso. Antonio Dalla Venezia (Ve, pres.naz . Amici della bicicletta) apprezzo le Liste Civiche ma le ritiengo difficilemente realizzabili nelle grandi città; propongo di fare sopprattutto movimento, eventualmente con dei "tutor" politici da cui restare però assolutamente autonomi. Fabio Roggiolani (assess. reg. Ar): ribadisco la proposta dei Verdi in cui, secondo me, i centri sociali non contano più nulla. Carlo Battistella (Vr) racconta le tre fasi della vita in cui ha fatto movimento, ha costruito una lista Civica (con Leganord) poi con essa è andato al governo della sua città (con una parte di FI) primo comune riciclone d'Italia 2003 con l'80% di racc.diff. porta a porta. Per la politica nazionale preferisce i grandi partiti ai Verdi, "finiti da tempo": nel locale essere sempre costruttivi e propositivi. Adriano Licini (Bg) fà la terza scelta, in particolare verso Sinistra Unita, in cui però va ridimensionato lo stalinismo e rafforzato il collegamento con i movimenti in rete. Enrico Peyretti (studioso della nonviolenza To) è scettico sul PD soprattutto vedendo la qualità dei cosiddetti "ambientalisti" che vi stanno entrando. Berto Zandegiacomi (Italia Nostra Tv) si mantiene indipendente dai partiti ma propone di sollecitarli tutti, eventualmente appoggiare una Lista locale, senza partecipare direttamente. Tonino Drago ( docente univ.Pi) domanda se gli ecologisti abbiano sufficiente conoscenza della situazione politica con una strategia ed una tattica. Senza di questo è meglio che non facciano politica. Donato Vergese propone di fare soprattutto comunità, autoprodursi i beni assieme. Poi si può anche diventare Lista Civica, senza però usare il nome "ambientalista" perché diventato squalificante. Fabio Valentini (segretario Mountain Wilderness Italia Mo): propongo prima un coordinamento forte tra le associazioni ambientaliste libere da condizionamenti politici; poi un ricambio vero in politica, stendendo un velo pietoso su "ambientalisti" come Realacci, Rutelli e Chicco Testa. Flavio Cogo (Ve) non vedo spazi per gli ambientalisti né a sinistra né, tantomeno, a destra. Le associazioni indipendenti vengono regolarmente schiacciate. Questa discussione è fuori tempo massimo di almeno 15 anni. Diano Dolfo (Tv) entrato nei Verdi negli anni '80, è uscito dalla politica a metà degli anni '90. Nel 2004 ha sostenuto un sindaco di centro sinistra per il suo paese, che però ha dimostrato totale disinteresse per l'ambiente. Così ha deciso (nonostante tutto) di costituire un gruppo verde locale per avere più voce in capitolo rispetto all'amministrazione comunale. Ritiene il PD la somma di due burocrazie. Giancarlo Rasconi (Fe) si sente ancora marxista da manifesto e propone (come molti altri) di incontrarsi di persona, anche se l'avvio della discussione via email gli sta bene. Stefano Dall'Agata (Tv) propone che le associazioni collaborino con i partiti senza però avere rapporti "organici". E' scettico sulle Liste Civiche, ritiene il PD una scelta di vertice perciò è uscito dai Ds con Sinistra Democratica di Fulvia Bandoli. Francesca D'Amato rilancia la discussione su www.ecoblog.it e propone un giorno di ferie con una bottiglia di vino biologico per discutere. Francesco Menegazzo (Ve): i politici vanno messi sotto pressione da forti movimenti di base perché alla classe dirigente italiana non interessa niente dell'ambiente e i Verdi al governo sono una clamorosa presa in giro per le persone che ingenuamente li votano. Michele Zuin (Ve) dopo due mandati di consigliere comunale di sinistra nel suo paese ora si sente meglio a fare associazionismo anche se richiede molto lavoro, non sempre coi risultati sperati. Roberto Cotti (Ca) segnala che Ennio Cabiddu è stato rieletto sindaco di Samassi spazzando via l'amministrazione di centro sinistra con oltre 2000 volti contro 1500, presentandosi esplicitamente come "eco-pacifista"; i Verdi sardi sono in via di estinzione (0,2% a Oristano assieme al PdCI); Soru scioglie il suo movimento ma pochi, soprattutto ambientalisti, lo seguono nel PD; organizzare una forza politica nazionale eco-pacifista che non necessariamente si traduca in lista elettorale autonoma e dialogare coi movimenti soprattutto quello "telematico" di Grillo, diventato la prima forza ecologista attiva in Italia. Per Andreina Mezzacapo (Ve) occorre istituire una nuova forza politica nazionale credibile che affronti con serietà i temi ambientalisti e sociali. A questo scopo è pronta ad impegnarsi, nonostante tutto, con entusiasmo. Gianpaolo Pamio (Lipu Ve): trovare uno o più referenti nazionali (PD o anche Italia dei Valori) e localmente stendere un programma in dieci punti su cui aggregare le anime ambientaliste, animalisti e solidali mandando uno o due dei nostri alle prossime amministrative. Bepi Papazzoni (Ve): bisogna fare attenzione alle Liste Civiche usate come cavallo di Troia da rampanti locali. Teniamo presente le aperture di Veltroni. Lucia Tamai (Tv): nonostante molte proposte locali ho scelto di fare solo movimento per condizionare qualsiasi tipo di amministrazione, con cui avere sinergie, restando indipendenti. Luigi Daina: la base verde non gradisce il traghettamento dei suoi vertici nel PD. Claudio Andreini (Ve) fa solo movimento perché purtroppo non trova un partito che "fa ambiente" senza vantaggi finanziari o elettorali. Tarcisio Bonotto (Movimento per la Democrazia Economica) ritiene essenziale la pressione popolare sui temi sociali e ambientali. Non è necessario essere all'interno di un partito. Liste civiche positive ma insufficienti per una politica ambientale nazionale: incidere sul PD con un'ampio movimento popolare e di opinione per la rinascita culturale, sociale, economica e ambientalista. Andreina Zitelli (Ve): il PD nasce da una fusione fredda di due nomenclature all'ombra di Veltroni. Vanno bene le liste civiche a livello locale; forse è opportuno appoggiare (e condizionare sui temi ambientali) la candidatura di Rosy Bindi a segretaria del PD. Gioia Tosi (Tv) spera che il nuovo partito della Sinistra sia strettamente ecologista. Roberto De Giorgi (Rete jonica per l'ambiente): verificare il Patto per il Clima e il Polo Ecologista che i Verdi vogliono lanciare nel 2008. Antonella Mogoro (Nu) è d'accordo con i movimenti indipendenti dai partiti ed eventuali liste civiche, ma non basta per incidere nelle scelte ambientali ed energetiche nazionali. Serve colloquiare, anche via internet, col mare degli sfiduciati della politica. Eugenio Scardaccione (Ba) ricorda che i veri cambiamenti vengono dal basso come col nucleare ad Avetrana, i missili a Comiso e le scorie nucleari a Scanzano J. Contaminare sia il futuro PD, sia la "Cosa Rossa" sia le liste civiche. Cosimo Bruni (Fi): Inserirsi del PD ma anche in altre formazioni politiche. Luigi Casanova (Tn) Stanco di partitini, lavora con associazioni e comitati, è disposto a coinvolgersi su un progetto che non faccia riferimento a destra o a sinistra e si basi su democrazia partecipata, pace e disarmo, diritti civili e ambiente. Pier Michele Giordano (Vc); serve informazione (anche su Gaia) su voti e presenze dei parlamentari. Giampaolo (Bg): lasciar perdere il PD da cui dobbiamo aspettarci ciniche menzogne sull'ambiente, auto-inganno per carrieristi politici. Gianluca Durigon (Tv): ha senso un partito politico solo dal 7-10% in su altrimenti organizzarsi in liste locali e movimenti. Brutto l'inizio del PD. Gian Pietro Barbieri (Tv) invia l'interessante contributo "Quale ecologia": la terra non verrà salvata da scienziati ecologisti ma da una nuova classe politica e una nuova spiritualità, un credo laico con "regole" quasi monastiche in cui l'ecologia comprenda la giustizia, la fratellanza e la libertà. L'azione più vitale nei confronti dell'ambiente è portata avanti dai movimenti spontanei, estremo balaluardo di un'umanità cosciente, dimostrazione del fallimento del legame tra politica e tessuto sociale.


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