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In Toscana si perseguita chi recupera i materiali? PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 13 aprile 2009

(La vicenda potrebbe essere ascritta al nutrito filone "forti con i deboli, deboli con i forti" ma abbiamo anche un altro episodio recente che riguarda una ditta pratese che riciclava materiali post consumo e che è stata fatta chiudere non certo per mancanza di lavoro... Il tutto non è molto inquietante?)

http://aspoitalia.blogspot.com/2009/04/la-guerra-contro-il-recupero-delle.html

Una volta, recuperare il ferro era considerato un dovere patriottico. Anche oggi, il recupero delle "materie seconde" è una sorgente di materiali preziosi per l'economia. In Toscana, tuttavia, si fanno chiudere le cooperative che recuperano il ferro, togliendo il lavoro a molte famiglie e facendo un danno a tutti quanti.
mercoledì, aprile 01, 2009
La guerra contro il recupero delle risorse: una sconfitta per tutti
posted by Ugo Bardi
Nota: casualmente questo post è stato pubblicato il 1 Aprile. Vista l'assurdità della situazione che descrive, potrebbe sembrare veramente un pesce d'Aprile. Purtroppo, invece, è tutto vero.
Una volta, recuperare il ferro era considerato un dovere patriottico. Anche oggi, il recupero delle "materie seconde" è una sorgente di materiali preziosi per l'economia. In Toscana, tuttavia, si fanno chiudere le cooperative che recuperano il ferro, togliendo il lavoro a molte famiglie e facendo un danno a tutti quanti.
Riciclare il ferro è un'attività che si fa da tempo immemorabile: era un lavoro non nobile ma che aveva una sua dignità. Al tempo del fascismo "dare ferro alla patria" era diventato addirittura un dovere patriottico. Oggi, ci sembra di essere più ricchi di allora, ma riciclare il ferro è pur sempre un attività che rigenera delle preziose materie prime che altrimenti dovremmo importare dall'estero. Ed è materiale che altrimenti finirebbe in discarica o disperso ai bordi delle strade. Chi potrebbe mai dir male del recupero del ferro?
E invece, in Italia, ci ritroviamo con delle leggi che possono essere interpretate in modo da rendere illegale il recupero del ferro o di qualsiasi altro materiale. Non solo, ma abbiamo anche qualcuno che si è messo di buona volontà a interpretarle in questo modo e anche ad applicarle distruggendo un'attività che stava dando lavoro a decine di famiglie e facendo un'opera utile a tutti.
La storia comincia qualche anno fa, in Toscana dove, con il supporto delle istituzioni e della magistratura, sono nate tre cooperative sociali gestite principalmente dai Rom locali per il recupero del ferro di scarto. Era un lavoro duro e pesante, che però rendeva anche discretamente e permetteva ai membri delle cooperative di vivere in modo dignitoso.
Negli ultimi mesi, tuttavia, queste cooperative sono state soggette a una serie di ispezioni da parte dalla polizia del corpo forestale. Gli agenti si sono presentati all'improvviso, mitra in mano, requisendo i documenti e controllando tutto. Ma, nonostante le irruzioni spettacolari, non è stato possibile trovare niente di illegale o estraneo alle attività delle cooperative. Niente droga, niente refurtiva, niente del genere. La documentazione di rito era tutta a posto, con tutti i fogli e i moduli del caso: i "Fir" formulari di identificazione rifiuti, regolarmente compilati in quattro copie per ogni carico riciclato.
Poteva finire così? Assolutamente no! E, infatti, una delle norme fondamentali della burocrazia è che qualsiasi cosa fai, anche se ti ha detto di farla un funzionario, puoi sempre trovare un funzionario uguale e contrario al quale non va bene. Se questa norma si aggiunge all'altra che dice che comunque vada, devi sempre pagare, allora la burocrazia si trasforma in una trappola mortale dove qualsiasi cosa fai sei fregato.
Qui, i funzionari che hanno esaminato la documentazione delle cooperative hanno deciso di interpretare in senso restrittivo e letterale la norma detta della "tracciabilità dei rifiuti" che vuole che se ne debba sapere la strada percorsa fin dall'origine. La norma è sensata in termini generali ma, ovviamente, se la si applicasse alla lettera, non sarebbe possibile riciclare niente. Ogni tappo e ogni bottiglia avviate al riciclo dovrebbero essere accompagnate da un modulo fir in quattro copie con il nome, cognome, indirizzo e codice fiscale della persona che le ha buttate nel cassonetto.
Questo vale anche per il ferro raccolto dalle cooperative, che era ferro trovato agli angoli delle strade o recuperato presso cantieri e cose del genere. Nei moduli fir, come "origine del rifiuto" c'era la cooperativa. Questa è un'interpretazione valida della legge e, comunque, l'unica possibile se uno vuole riciclare quello che altrimenti resterebbe abbandonato in giro.
Ma chi ha inventato questa guerra contro il recupero del ferro ha trovato il modo di usare la norma per distruggere le cooperative. Stabilito che l'origine dichiarata dei carichi di ferro non era quella giusta, ne consegnue che ogni modulo era irregolare. Siccome la norma prevede una multa da 1000 euro in su per ogni irregolarità, il risultato finale è stato un totale di 19 milioni di euro di multa fatte alle tre cooperative (questo è un totale provvisorio, le multe continuano ad arrivare). Ovviamente, le cooperative non possono che chiudere in queste condizioni; fra le altre cose si sono visti anche sequestrati i furgoncini che usavano per lavorare.
Così, il risultato è che decine di famiglie hanno perso il lavoro, le cooperative hanno chiuso e riciclare il ferro è diventato un'attività illegale in Toscana. Adesso, i Rom che gestivano le cooperative non potranno fare altro che tornare a lavori saltuari e al nero - se non illegali - e ad essere un peso per la comunità. Un altro risultato è stato di fermare un'attività che poteva essere un esempio su come gestire quelle cose che chiamiamo "rifiuti" ma che non lo sono, ma sono invece materie seconde di cui abbiamo disperatamente bisogno per mandare avanti il "sistema Italia".
Non so cosa pensate voi di questo disastro. A me ricorda cose come il "cupio dissolvi" di cui parlava Paolo di Tarso, oppure l' "istinto di morte" di cui parlava Sigmund Freud. O forse la leggenda dei lemming che corrono come pazzi per buttarsi giù tutti insieme dal precipizio. Oppure, quelle belve in gabbia che finiscono per impazzire e per automutilarsi.
Per ogni volta in questo paese che qualcuno riesce a mettere su qualcosa di buono, viene sempre fuori qualcun altro che lo distrugge facendo del male anche a se stesso e a tutti quanti. Questa è l'essenza di questa guerra contro il recupero delle risorse: comunque vada, siamo tutti sconfitti.
Commenti (2) >> feed
e la gente disinformata pensa che non vogliono lavorare...
scritto da ***, aprile 14, 2009

La repubblica, 15/3/09 (Firenze III)
Il Caso

Coop dei rom, maxi multa da 19 milioni euro

FRANCA SELVATICI

LE COOPERATIVE sociali specializzate nella raccolta di rottami metallici sono in ginocchio. Nel giro di sei mesi il Corpo Forestale dello Stato ha elevato verbali di contravvenzione per quasi 19 milioni di euro nei confrontidelle cooperative La Bussola di Pistoia, I Ferraioli di Prato e L’Olmatello di Firenze e dei soci raccoglitori di ferraglie, per lo più rom e slavi. La loro colpa: aver trasportato «rifiuti speciali non pericolosi con formulari di identificazione rifiuto (Fir) recanti dati inesatti». Per molti dei soci, avviati al lavoro dalla magistratura e da enti che si occupano del recupero sociale di ex detenuti, è a rischio il percorso di riabilitazione.
Spiega l’avvocato Luca Mirco, che li assiste nei ricorsi alla Amministrazione Provinciale: «Questo sistema di cooperative è nato con il favore della politica. È un lavoro utile all’ambiente e contribuisce alla sicurezza sociale, perché allontana dalla illegalità soggetti svantaggiati. Ai soci vengono dati in comodato gratuito furgoncini sui quali caricano ferraglie raccolte nei cassonetti dei rifiuti o fra gli scarti dei cantieri edili, per portarle ai centri di raccolta autorizzati, come Toscana Rifiuti. Qui i rottami vengono pesati e i raccoglitori incassano subito il corrispettivo, che per l’80% va a loro e per il 20% alla cooperativa. In questo modo riescono a mantenere le famiglie».
Dopo i controlli del Corpo Forestale, però, molti di loro hanno ricevuto verbali di contravvenzioni per cifre spaventose. E i furgoncini sono stati sequestrati. «Si era creato un circolo virtuoso — sottolinea l’avvocato Mirco — era un modo per riabilitare molti soggetti. Ora però sono spaventati a morte».
La Forestale ha applicato le norme in materia ambientale, che prescrivono la tracciabilità dei rifiuti. I Fir (formulari di identificazione rifiuti) devono riportare nome e indirizzo del produttore e del detentore. Nei formulari controllati dalla Forestale, alla voce produttore o detentore risulta indicata la cooperativa di appartenenza dei raccoglitori. Ma nessuna delle tre coop produce o ha in deposito rifiuti. Di qui le contestazioni. Per ogni Fir inesatto la legge prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 1600 a 9300 euro. Poiché, secondo le accuse, tutti i Fir sono inesatti, le sanzioni hanno raggiunto cifre stratosferiche.
«Ma come si fa a indicare la provenienza di un cassonetto o una discarica?», obietta l’avvocato. Una via di uscita per non distruggere il lavoro dei ferraioli potrebbe esserci. La legge sui rifiuti esenta gli ambulanti dalla compilazione dei formulari. Ma chi rilascia la licenza di ambulante? La Camera di Commercio dice che deve farlo il Comune. Il Comune dice che con la legge Bersani la licenza non c’è più. E allora? È stato chiesto un parere all’Albo nazionale gestori ambientali. Ma nessuno ha risposto.


il rispetto delle regole
scritto da msirca, aprile 14, 2009

le regole vanno rispettate ovviamente, ma come dice il prof Bardi qui si tratta di una interpretazione... e chi l'ha "interpretata" ha evidentemente deciso di farlo nel modo peggiore possibile vanificando (e buttando alle ortiche un sacco di risorse di tutti, anche economiche) altro lavoro che aveve prodotto mezzi di trasporto, organizzazione, aveva tolto dalla strada decine di persone che poi se fanno accattonaggio perchè non hanno lavoro e non vanno a rubare vengono anche stavolta perseguite e multate dagli sceriffi fiorentini che hanno fatto da esempio a molti altri... e già questo interpretazione senza "grano salis" si configura come un abuso criminale secondo la legge del buonsenso che dovrebbe sovraintendere agli interventi dei "controllori".
Spero che la questione venga ripresa in mano velocemente e ripristinato il diritto al lavoro e il riconoscimento dell'alta meritorietà di questo lavoro, ovviamente se ci sono cose da correggere e tasselli da incastrare meglio, che venga fatto! Alrimenti si rischia la fine delle centinaia di pozzi costruiti in Africa che languono arrugginiti e senza produrre una goccia d'acqua perchè non si insegna alla popolazione locale come fare manutenzione o come fare ad avere pezzi di ricambio (il più delle volte bassa tecnologia usa e getta, difficilmente riparabile se non sostituendo per rintero)o tutte le altre iniziative meritorie ma fatte per dire "dormo tranquillo, anche oggi mi sono guadagnato il paradiso, ho fatto la mia buona azione quotidiana".
Magari questo è il pensiero anche dei forestali che hanno applicato così rigidamente la norma... Che paese strano dove il traffico illecito di "rifiuti" fa scorrere fiumi di miliardi nelle tasche della malavita organizzata e invece a gente onesta che fa un servizio alla collettività si strozza il respiro solo perchè rom... Come quel con quel bimbo con la cartella nuova sul tram il primo giorno di scuola, guarda un pò aveva perfino l'abbonamento! Non poteva che essere rubato, decise il controllore ATAF... sanzionandolo e umiliandolo davanti a tutti, dice che poi gli hanno chiesto scusa anche se rea un bimbo rom, ma è sufficiente? Non dovremo scrivere altri finali degni del genere umano iniziando dal prologo?

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Ultimo aggiornamento ( lunedì 15 giugno 2009 )
 
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