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Da dove vengono le diossine di Montale? PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdý 09 gennaio 2009

http://municipioverde.blogspot.com/2009/01/inceneritore-di-montale-arpat.htmlvenerdì 9 gennaio 2009

Inceneritore di Montale. Arpat "tranquillizza"...

Beh... Interessante vedere come la prima preoccupazione di ARPAT sia quella di far vedere come la diossina c'è, ma è "al di sotto dei limiti di legge" e che comunque questa "non è dovuta" all'impianto di Montale.
Ora, glissando sulla discussione inerente i limiti di legge (la diossina dei limiti di legge se ne frega...), verificheremo con piacere, e sicuramente lo faranno anche i Comitati della Piana, sulla base di quali risultati ARPAT può affermare che la diossina rilevata non dipende dall'inceneritore.
A proposito... I rilievi riguardano anche la provincia di Prato e la città di Prato, a quanto sembra (verificheremo, anche in questo caso, le cartine)...
MV

da il Tirreno del 09/01/09
L’Arpat: a Montale diossina nella norma
«Controlli doverosi, ma i risultati sono del tutto tranquillizzanti»

I casi del campo di volo e dell’anatra al Parco Pertini PISTOIA. 38 campionamenti di terreno in tutta la provincia e 5 effettuati sugli aghi di pino rassicurano sugli effetti di anni e anni di emissioni dell’impianto di incenerimento di Montale. Ieri il vicepresidente della Provincia Giovanni Romiti e il responsabile Arpat Claudio Coppi hanno presentato i primi risultati dell’attività di monitoraggio sull’impianto montalese, promosso dal tavolo istituzionale della Provincia, all’indomani dello sforamento dei limiti delle emissioni del luglio 2007.
L’analisi del suolo e dei vegetali effettuata dall’Arpat ha evidenziato livelli di diossine e furani nel terreno e nelle piante molto al di sotto dei limiti di legge e non riconducibili all’impianto di via Valter Tobagi.
«Un’esperienza importante e originale, assolutamente dovuta - l’ha definita il vicepresidente della Provincia Giovanni Romiti - frutto di un impegno assunto dopo la fuoriuscita, peraltro limitatissima, di 4 miliardesimi di grammo di diossina. L’episodio ha implicato l’assunzione di un impegno preciso, quello di realizzare un programma di monitoraggio ambientale di lungo periodo senza precedenti».
Sono stati individuati 38 siti in tutta la provincia, un numero molto alto, che vanno dalle immediate vicinanze fino ad arrivare a località più distanti come Cutigliano. «In tema di diossine e furani - riprende Romiti - siamo in presenza di dati assolutamente tranquillizzanti. L’analisi continuerà nel tempo con i dovuti approfondimenti mentre va avanti anche il normale monitoraggio sulle emissioni dell’impianto».
Tutti i dati sono stati inseriti sul sito internet sia della Provincia che dell’Arpat, per la prima volta con tanto di cartina del territorio che segna le linee di ricaduta delle emissioni (tenuto conto dei venti prevalenti) e quindi i punti georeferenziati dove sono state effettuati i campionamenti.
A fronte di un limite di legge per le zone residenziali pari a 10 nanogrammi di diossine per chilo di terreno i dati riportano valori pari a 1,63 in via Alfieri a Stazione, 2,40 in via Goldoni ad Agliana, 1,20 al Parco Pertini, 1,83 a Montemurlo in zona Cicignano.
Uno dei dati più allarmanti si è avuto a Pistoia in zona campo di volo, vicino allo svincolo autostradale. Qui è emerso un eccesso di metalli pesanti nel terreno. La notizia era già salita alla ribalta della cronaca in estate, suscitando preoccupazioni. Ma l’Asl stessa ne ridimensionò la portata, assicurando comunque nuovi controlli nella zona, vicina a quella dove sorgerà il nuovo ospedale.
Le analisi hanno considerato una vasto raggio, in prevalenza Montale e Agliana ma anche Montemurlo, Santomano, Pistoia, Prato, Serravalle e Cutigliano. «Le analisi saranno ripetute esattamente nello stesso punto per vedere le modificazioni nel tempo - ha spiegato Claudio Coppi dell’Arpat precisando che tra i vegetali è stato scelto l’ago di pino perchè dà una duplice informazione che altri vegetali non forniscono: nella parte del cuticolo ceroso sui depositi recenti, nella parte interna per quelli pregressi che ad esempio gli ortaggi. «I risultati sono tranquillizzanti, in nessun caso superiori a quelli ammessi per le zone residenziali o industriali, sia sul terreno che sugli aghi. In merito alle diossine, anche le piccole quantità rilevate non sono correlabili con l’inceneritore, abbiamo trovato infatti una situazione di miscellanea, che evidenzia come soprattutto in pianura siano molte le fonti di emissione, autostrada, altre industrie impianti di riscaldamento, la combustione di biomasse, lo stesso inceneritore che è un elemento di emissione ma non tale da creare preoccupazione».
Sulla scelta di effettuare i prelievi nello strato superficiale tra 5 e 15 cm del terreno e non in profondità Coppi ha precisato che si tratta di una raccomandazione dell’Istituto superiore della sanità perchè furani e diossine sono immobili nel terreno, non scendono con le piogge, e tale scelta è sicuramente la più cautelativa.
Questi risultati sono quelli di una sola linea di indagine, quella ambientale. Ce ne sono altre come quella sugli animali condotta dall’Asl e dall’Istituto zooprofilattico. In seguito ad alcune risultanze dell’Asl anche l’Arpat ha approfondito le sue analisi, in particolare dopo che su una anatra del Parco Pertini erano stata riscontrata della diossina poi rivelatasi Pcb, una sostanza tossica simile alla diossina le cui cause possono essere svariate, dalle carte autocopianti all’industria tessile. «Anche l’indagine sulla matrice animale dovrebbe essere pronta a breve» ha concluso Romiti.
Mariella Frosini
Municipio Verde
 
Commenti (1) >> feed
la diossina dei limiti di legge se ne frega..
scritto da msirca, gennaio 09, 2009

Qualsiasi dose, anche infinitesimale di diossina, è una overdose, non c'è limite di tollerabilità per l'organismo umano. Il "limiti di legge" sono stabiliti perchè "non si ha il coraggio" di far chiudere acciaierie, fonderie cementifici che bruciano CDR, o di imporre una radicale modifica di funzionamento (innovazione, ricerca? chi le conosce!? Meglio continuare a sfruttare il popolo inquinato che spesso è costretto a scegliere fra il cancro domani e la fame oggi). Ma degli inceneritori si può fare a meno, da domani aumentando perfino l'occupazione e diminuiendo alla lunga (nemmeno tanto alla lunga), le spese e sopratutto risparmiando il surplus di diossina e altri veleni specificamente e certamente prodotti, ai cittadini e agli altri viventi, sia nella catena alimentare sia nella vita quotidiana. L'ARPAT sa che dove fanno analisi serie, circostanziate e estese (vedi sullo stesso sito ARPAT, lo studio AIRPARIF)si è verificato che almeno il 56% delle diossine è prodotta dagli inceneritori, in certe situazioni (forse poco controllate o controllate male) fino al 70% di diossine è prodotta dagli inceneritori. Perchè tranquillizzare la popolazione quando invece bisognerebbe allarmarla e allertarla?

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Ultimo aggiornamento ( venerdý 16 gennaio 2009 )
 
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