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Fatti con lo stesso stampo guasto, i "cugini" umbri PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdý 21 novembre 2008
...In una regione prevalentemente agricola dove piazzare industrie insalubri di 1 categoria, a termini di legge è perlomeno complesso, con la possibile violazione del D.gls. maggio 2001, n.228 “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’art.7 della L.5 marzo 2001, n.57, che fa espresso divieto di allocare in terreni dove si producono prodotti agricoli e alimentari di qualità DOC, DOP, DOCG, IGT, impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti

Le scelte della Regione Umbria, riguardo i malamente definiti rifiuti.

di Roberto Pirani
Esperto in gestione e riduzione materiali post utilizzo
www.buonsenso.info

10 novembre 2008

In Umbria negli ultimi giorni, è tutto un fiorire di dichiarazioni politiche acriticamente a favore di nuovi inceneritori da piazzare in primis a Perugia.
In una regione prevalentemente agricola dove piazzare industrie insalubri di 1 categoria, a termini di legge è perlomeno complesso, con la possibile violazione del D.gls. maggio 2001, n.228 “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’art.7 della L.5 marzo 2001, n.57, che fa espresso divieto di allocare in terreni dove si producono prodotti agricoli e alimentari di qualità DOC, DOP, DOCG, IGT, impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti.
L’intero Consiglio regionale così si è espresso, all’unanimità (almeno a quanto è stato pubblicato sui giornali): SI a nuovi inceneritori.
Peccato che i “rifiuti” vadano gestiti, non smaltiti***.
Secondo i Sindaci di Terni e Perugia, Locchi e Raffaelli e dell’Assessore ambiente della Regione Umbria, Bottini (tutti del PD ma la scelta è largamente bipartisan) “non c’è altra soluzione”.
Peccato che l’inceneritore di Terni sia concausa di una situazione che non ha permesso neppure di arrivare ai minimi di legge riguardo la raccolta differenziata (45% entro fine 2008 per tutti i Comuni, pena sanzioni) e le stesse persone in carica da anni parlino di “ritardi” come se la responsabilità fosse di altri e non la loro.
Inoltre, è quantomeno politicamente opinabile che colui che a Terni è sotto processo per un inceneritore (vedi http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-4/rifiuti-4/rifiuti-4.html), non si astenga da chiederne di nuovi, almeno per ragioni di opportunità.

Riguardo alle dichiarazioni dell’assessore regionale Bottini che appaiono a media unificati senza alcuna domanda di merito (esempio quanto costa, chi paga, cosa brucia in un inceneritore etc), si rileva che prima di spendere parole importanti come “partecipazione” l’assessore regionale dovrebbe avere la compiacenza e la responsabilità istituzionale, almeno, di leggere quanto decine fra persone, esperti e associazioni gli hanno fatto pervenire da molti mesi con un lavoro gratuito e collettivo. Un lavoro posto all’attenzione di tutta la politica regionale: nessuno ha posto la questione in termini di “politichese”, bensì di sistema regionale, di corretta organizzazione.
Quello di tanta società civile è un “Piano” coperto finanziariamente, basato sulle migliori esperienze nazionali e internazionali subito replicabili in Umbria (con grandi risparmi complessivi) che il TG3 regionale ha presentato con grande risalto, e che tuttora giace senza alcuna risposta da parte della Regione. Anche solo l’organico sarebbe fondamentale per sviluppare una agricoltura di qualità, traendo da uno scarto, il compost da sistemi di selezione moderni, un vantaggio collettivo.
In questo Piano non c’è spazio per alcun inceneritore, anzi, si prevede la riconversione di quelli esistenti, per ragioni economiche, sanitarie, lavorative e ambientali.
Forse la politica umbra preferisce non entrare nel merito, dal momento che non ha mai accettato un pubblico contraddittorio di fronte a telecamere per dirimere definitivamente la questione.
È comunque notorio per coloro che sono informati sul settore, che l’incenerimento è puramente una truffa già costata alla collettività 53 miliardi di euro dal 1992 al 2007 (documenti pubblici GSE - Ministero delle attività produttive), contro la Direttiva 2001/77/CE, e che non risolve per nulla i problemi bensì li aggrava.
Senza sussidi occulti nessuno costruisce inceneritori, fra tutte le pratiche di trattamento dei “rifiuti” la più immotivata, inutile, costosa e pericolosa.

Ogni altra precisazione è rilevabile anche dal mio sito personale, alla lista documenti (tra cui il doc. con numero di protocollo del GSE, e l’Intero “Piano per l’Umbria”, liberamente scaricabili)
Roberto Pirani
www.buonsenso.info
Esperto in gestione e riduzione di materiali post utilizzo

[***La gestione è impossibile col sistema a cassonetto stradale, così si ottiene solo moltissimo e ingiustificato smaltimento. Per coloro che affermano -senza sapere- “che i sistemi di selezione spinta sono attuabili solo in piccoli Comuni”, consiglio di fare un salto a Roma, quartiere di Colli Aniene. O a Novara o al Consorzio Priula a Treviso.
E magari, leggersi il raffronto/studio (dati pubblici) fra i Comuni della Regione Veneto e i Comuni della Regione Lombardia: almeno 6 milioni di abitanti in queste due sole regioni, praticano forme di selezione spinta dei materiali, con elevati benefici tariffari, e anche lavorativi]

NB - Le conclusioni di questo studio:

Raffronto fra Regioni Veneto e Lombardia (2° e 3° in Italia per Raccolta differenziata)
La raccolta domiciliare con separazione secco/umido, presenta sempre in modo nettissimo i migliori risultati, perché:
ha la minore produzione di rifiuti;
ha le più alte rese di raccolta differenziata;
ha i minori costi procapite del servizio di igiene urbana; (specialmente sopra 50mila abitanti!)
Dott. Natale Belosi Coord. Comitato Scientifico Ecoistituto di Faenza

Si ripete, per chiarezza: non sotto, SOPRA 50mila abitanti serviti, per ovvie economie di scala.
Anche questo complesso studio statistico è liberamente scaricabile.
I Comuni di Capannori e Ponte nelle Alpi si sono spinti ancora più oltre rispetto alla convenienza ottenuta per campioni statistici: tutto dipende dal mirare il sistema, a sottrarre il quantitativo maggiore possibile di materiali alla discarica (non le mere percentuali di raccolta differenziata, utili ma non sempre esaustive di corretta progettazione del sistema)

In conclusione, uno studio sociologico ad ampio spettro:

Giorgio Osti, Sociologo all'Università di Trieste:
"IL COINVOLGIMENTO DEI CITTADINI NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI" (saggio del 2003)
…"Pare proprio che gli ultimi a convincersi della bontà di forme di selezione spinta, siano le imprese a capitale pubblico (! nds). Se così fosse sarebbe un fatto molto grave, a cui si dovrebbe porre rimedio in sede politica."…

Per un riepilogo della nocività evitabile e i costi sanitari e di previdenza conseguenti, questo VIDEO basta e avanza:
http://video.google.it/videoplay?docid=5036343201869101344
Dott.ssa Gentilini, Isde Italia
Il video parla di fatti, non di opinioni. Se la politica in Umbria ha qualcosa da rettificare, si accetti un confronto nel merito, e prima si valuti il “Piano per l’Umbria”. O almeno, ci si astenga dall’usare a sproposito la parola “partecipazione” fino a quando dalle parole non si passerà ai fatti.

(il titolo è della redazione noinc)

Commenti (1) >> feed
I forni dei veleni attigui contigui; in Toscana e Umbria non si contano più
scritto da msirca, novembre 21, 2008

http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-4/rifiuti-4/rifiuti-4.html
CRONACA
Emetteva diossina, inquinava il fiume. Gli operai invitati a farsi visitare. Sotto inchiesta il sindaco. Da stamattina i rifiuti portati nella discarica di Orvieto
Terni, produceva veleni killer, il pm chiude l'inceneritore
dal nostro inviato CARLO BONINI
L'inceneritore di Terni
TERNI - Indicano l'inceneritore come un animale da cui guardarsi, accucciato in una conca dove l'aria stagna anche nei giorni di tramontana, in via Ratini, un budello sterrato tra le ciminiere e i silos della zona industriale del Sabbione. E lo fanno a maggior ragione ora, che l'animale tace della sua rugginosa ferraglia. Che i suoi due camini non esalano più bave di fumo.

Un nastro bianco e rosso e una macchina del corpo forestale dello Stato tengono lontani i curiosi (che non ci sono) e gli operai, che qui non metteranno più piede. A lungo. Affissi al cancello di ingresso, due fogli dattiloscritti dell'Agenzia Speciale Multiservizi (Asm) datati 14 gennaio avvisano "il personale degli impianti di termovalorizzazione, selezione e trasferenza che, per cause di forza maggiore, gli stessi non sono accessibili e pertanto tutto il personale è posto provvisoriamente in libertà fino a nuova disposizione".

Comunicano che 32 operai, entro le prossime 48 ore, "dovranno recarsi presso lo studio medico del dottor Barconi, in via Pacinotti, per sottoporsi ad esame radiologico". La città già sa dal primo mattino. La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro dell'impianto con un provvedimento che racconta una storia lugubre, un "disastro ambientale" nella civile, ordinata e pulita Umbria. Che vale nove informazioni di garanzia e accusa il sindaco di una giunta di centro-sinistra eletta al secondo mandato con il 70 per cento dei suffragi di aver avvelenato la propria gente. L'aria che respira, la terra che calpesta, il fiume di cui va fiera, il Nera.

Vecchio di trentadue anni, l'inceneritore ha ruminato e bruciato sino al dicembre scorso (quando ne era stato disposto dal comune un fermo temporaneo per lavori di manutenzione straordinaria) oltre il 50 per cento dei rifiuti urbani della città e della sua intera provincia producendo, sin quando è economicamente convenuto, energia elettrica (5 megawatt l'ora). Ma in uno scambio diabolico, a leggere le sette pagine con cui il pubblico ministero Elisabetta Massini avvisa gli indagati dello scempio di cui li ritiene responsabili.

Perché la pulizia della città ne avrebbe significato di fatto la lenta e silenziosa intossicazione. A cominciare dal 2003 e fino a qualche settimana fa. I liquami dell'inceneritore - scrive il magistrato - venivano scaricati nel Nera in disprezzo dei limiti di concentrazione fissati dalla legge per il mercurio, per i residui dei cosiddetti metalli pesanti (selenio, cadmio, cromo totale, nichel, piombo, manganese, rame, zinco). E i responsabili dell'Asm (la municipalizzata che controlla l'impianto) ne sarebbero stati a tal punto consapevoli da tentare di "diluirli" nel tempo "aggiungendo acque di raffreddamento provenienti dalle torri dell'impianto".

I forni bruciavano senza autorizzazione, anche ciò che non avrebbero potuto - si legge ancora - lasciando che le ciminiere alitassero nell'aria "acido cloridrico" e "diossine", liberate da una "combustione" tenuta al disotto dei limiti (850 gradi) e dissimulata da false attestazioni dei cicli di lavorazione. Ancora: avrebbero bruciato anche rifiuti radioattivi. Come dimostrerebbero cinque "incidenti" registrati lo scorso anno. Il 16 marzo 2007 - scrive il pubblico ministero - viene dato ingresso nell'impianto a legno e carta provenienti da Monza e risultati radioattivi. Il 27 giugno, una nuova "positività". Anche se questa volta i rifiuti sono ospedalieri. Arrivano da dietro l'angolo. Dal "Santa Maria di Terni". E non sembra un'eccezione.

Perché il 4, il 9 e il 24 ottobre sono ancora "rifiuti sanitari" a far muovere gli aghi dei rilevatori di radiazioni. Va da sé - accusa il pubblico ministero - che agli operai che lavorano nella pancia dell'inceneritore venga taciuto in quale crogiolo di veleni siano immersi.
A quale sorgente cancerogena siano esposti, "nonostante, già nel 2002, uno studio commissionato dalla stessa Asm avesse accertato come ragionevolmente prevedibile il rischio di contaminazione". Nell'impianto nessuno sembra preoccuparsene. Peggio: nel reparto di "trasferenza", dove i rifiuti vengono separati e compattati, i filtri sono a tal punto ostruiti che "gli operai, per poter respirare, sono costretti a tenere aperte porte e finestre dei locali, provocando continue immissioni nell'aria di polveri nocive, da carta, nylon e altri rifiuti leggeri".
Paolo Raffaelli, il sindaco, parla con un nodo alla gola. Alle tre del pomeriggio, di fronte al magnifico palazzo Spada, la casa municipale, attraversando una piazza che brilla come uno specchio, c'è chi lo ferma e lo abbraccia scoppiando in lacrime. È stato nel Pci e nei Ds. Sarà nel Partito democratico. È stato fino al '99 parlamentare. È un uomo intelligente e non gli sfugge cosa significhi l'avviso di garanzia che ha ricevuto qualche ora prima insieme all'intero vertice della municipalizzata che gestisce l'inceneritore (il presidente dell'Asm Giacomo Porrazzini, anche lui ex parlamentare europeo dei Ds; i consiglieri di amministrazione Stefano Tirinzi, Antonio Iannotti, Attilio Amadio, Francesco Olivieri; il direttore generale Moreno Onori; i delegati per i servizi di igiene e prevenzione Giovanni Di Fabrizio e Mauro Latini).
Dice: "Stavo già passando settimane umanamente terribili per la Thyssen, che qui ha il suo stabilimento madre. E non sarei sincero se ora sostenessi che sui rifiuti sono tranquillo perché nel merito di questa vicenda ritengo che, nel tempo, siano state fornite alla magistratura tutte le controdeduzioni tecniche necessarie a far cadere gli addebiti gravi e direi pure infamanti che ci vengono mossi.
La verità è che questo sequestro non solo sporca la mia immagine politica, ma fa riprecipitare in tutto il Paese e nella sinistra la discussione sullo smaltimento dei rifiuti a un'antica e improduttiva guerra di religione: "inceneritore si", "inceneritore no". A Napoli, Bassolino e la Iervolino sono stati "impiccati" per non averlo ancora costruito. Io, da tempo, vengo "impiccato" dalla destra e da settori dell'ambientalismo per averlo fatto funzionare in un quadro integrato di raccolta differenziata, termovalorizzazione, uso delle discariche, sviluppo di nuove tecniche di bioriduzione.

Una cosa sola è certa. Questo sequestro non riuscirà a sporcare la città, anche perché, sensibilizzata dal prefetto, la magistratura ha compreso che per evitare che Terni sia sommersa di rifiuti nel giro di quattro giorni, almeno i reparti di raccolta dei rifiuti dell'impianto possano continuare a funzionare come snodo di smistamento".

A un costo, però. Che apre un nuovo capitolo dell'emergenza trecento chilometri a nord della linea del Garigliano. Da questa mattina, tutti i rifiuti urbani di Terni e della sua provincia saranno avviati "tal quali" (così si definisce in gergo l'immondizia non separata) nelle "crete" di Orvieto, la discarica che, sino ad oggi, ha raccolto solo il 20 per cento degli scarichi del ternano. Il cielo umbro respira. La sua terra comincia a gonfiarsi. Al veleno non sembra esserci rimedio. Neppure qui. Tra ulivi e colline smeraldo che il mondo ci invidia.


(15 gennaio 200smilies/cool.gif



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