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Mortalita' per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981-2001 PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
mercoledì 30 agosto 2006

linfomaMortalità per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981-2001 in comuni italiani con inceneritori di rifiuti solidi urbani

Introduzione
Una recente metanalisi condotta in 17 comuni con impianti per rifiuti solidi urbani (RSU) attivi in Toscana dal 1970 al 1989 ha riportato un eccesso di mortalità nei maschi residenti nei co­muni di minori dimensioni demografiche.1-3 Nell'ambito delle attività in corso sul tema degli inceneritori,1,4,5 il nostro gruppo ha effettuato una metanalisi della mortalità per linfoma LNH in 25 comuni italiani con inceneritori di RSU.


Disegno dello studio
Metanalisi dei risultati conseguiti studiando la mortalità per LNH in popolazioni residenti in comuni italiani in cui sono localizza­ti impianti di incenerimento, considerando i periodi di operati­vità degli impianti e di induzione-latenza dell'LNH.

Materiali
I dati di mortalità per LNH e di popolazione residente sono stati ricavati dall'Atlante italiano di mortalità 1981-2001 (di fonte ISTAT).6 L'analisi della mortalità è stata effettuata sui quattro periodi 1981-1985, 1986-1991, 1992-1996, 1997-2001. E' stato considerato un periodo di induzione-latenza del-l'LNH di quindici anni, secondo il quale le esposizioni a ince­neritori già attivi alla metà degli anni Sessanta possono aver prodotto effetti sulla mortalità a iniziare dal primo periodo in studio (1981-1986), mentre le esposizioni a inceneritori attivi dopo il 1986 possono aver prodotto effetti sulla mortalità solo dopo il 2001 e quindi non evidenziabili nel presente studio. Te­nendo conto del periodo di latenza sono stati considerati im­pianti attivi prima del 1983, per valutare la mortalità almeno del­l'ultimo periodo disponibile (1997-2001), e localizzati in co­muni medio-piccoli (<200.000 abitanti) per contenere l'effetto di diluizione e di confondimento ipotizzato da altri fonti di espo­sizione che caratterizzano le grandi città (per esempio il traffi­co urbano). Le informazioni sugli impianti sono state ricavate dai rapporti 2003 e 2004 di APAT e Osservatorio nazionale ri­fiuti.7,8 Una ricerca via Internet nei siti web dei vari impianti o società di gestione o amministrazioni coinvolte ha permesso di precisare le date di entrata in funzione dell'impianto di Terni ( www.asmterni.it ) e di Modena ( www.meta.mo.it ). Per i 25 im­pianti oggetto di studio era riportata una capacità di trattamento di rifiuti da 10.800 ton/anno (Castelnuovo Garfagnana-LU) a 189.900 ton/anno (Granarolo nell'Emilia-BO).

Metodi
L'analisi, per ciascun sesso, è consistita nella produzione del rapporto di mortalità standardizzato (RSM) per classi quin­quennali di età con metodo indiretto. La mortalità attesa è stata calcolata considerando i comuni che hanno il baricentro all'interno di una circonferenza di rag­gio 30 km centrata su ciascun comune con inceneritore. La popolazione di riferimento comprende quindi comuni molto vicini a quello esposto e presumibilmente simili in termini so­cio-economici. Nel caso in cui l'area esposta rappresentava più del 10% di quella di riferimento è stato considerato un cerchio di riferimento di 50 Km (Terni, Ferrara, Parma e Li­vorno), per contenere il ruolo del comune in studio sul riferi­mento usato per calcolare gli attesi nello stesso comune. E' stata effettuata una stima metanalitica dei risultati dell'a­nalisi di mortalità dei 25 comuni in studio.9 Sottogruppi de­finiti sulla base di variabili per le quali è stato ipotizzato a prio­ri un potenziale effetto sono stati analizzati congiuntamente mediante modello di metaregressione multipla: quattro pe­riodi di attività, quattro periodi di distanza temporale dall'av­vio (oltre i 15 di latenza), inceneritori secondo la capacità no­minale (< o > 50.000 ton/anno), comuni secondo il numero di residenti (< o > 50.000), indice di deprivazione (basato su dati ISTAT 1991).

Risultati
I decessi complessivamente osservati nei periodi considera­ti sono stati 1.830, di cui 949 maschi e 881 femmine. I risultati disaggregati per comune e per periodo sono ripor­tati in tabella 1. La stima metanalitica dell'RSM è risultata 108 nei maschi (IC 95% 101 -115) e 96 nelle femmine (IC 95% 90-103) sul complesso dei periodi considerati, correggendo per effetto periodo e indice di deprivazione, seppure non signifi­cativi. Per i maschi, l'analisi congiunta dei fattori considerati ha evidenziato come fattori statisticamente significativi la ca­pacità nominale degli impianti (z = -2,15; p = 0,031) e la di­stanza temporale dall'avvio (z = -2,21 ; p = 0,027). Per i comuni con impianti attivi a distanza 15-20 e 20-25 an­ni dall'avvio sono risultati eccessi di mortalità ai limiti della significatività statistica (RSM = 110; IC 95% 100-121); i 13 comuni con impianti di capacità nominale più bassa hanno mostrato un eccesso di mortalità più elevato e significativo (RSM = 114; IC95% 104-126) rispetto ai 12 comuni con im­pianti più grandi (RSM = 104; IC 95% 95-113). Inoltre, l'ec­cesso di mortalità nel primo decennio (7 comuni) è risultato simile a quello del secondo decennio (18 comuni) (RSM = 114; IC 95% 97-134 e RSM = 111; IC 95% 103-121).

Conclusioni
Dalla presente metanalisi degli studi di mortalità per LNH nel periodo 1981-2001 in 25 comuni italiani con inceneritori di RSU emerge l'evidenza empirica di un eccesso di mortalità nei maschi (+8%) e di non eccesso nelle femmine, in accordo con quanto segnalato da Biggeri e Catelan in comuni del­la Toscana nel periodo 1986-1991.2

I diversi profili di rischio ottenuti considerando le differenti ca­ratteristiche dei comuni e degli impianti sono evocativi di un possibile effetto di diluizione.

Per i residenti maschi nei comuni con impianti più piccoli si osserva un rischio di mortalità più elevato rispetto ai residenti in comuni dove sono attivi inceneritori con capacità maggio­re, che si trovano equamente distribuiti sia nei comuni più pic­coli sia in quelli di più grandi dimensioni demografiche. Considerando la distanza temporale dall'avvio degli impianti, la latenza da 15 a 25 anni ha mostrato eccesso di mortalità. La rilevazione di un rischio di mortalità per LNH più elevato soltanto nei maschi e l'osservazione di differenze legate alle dimensioni degli impianti necessitano di approfondimenti me­diante studi epidemiologici analitici.

I risultati rafforzano l'opportunità dell'uso del principio di pre­cauzione per proteggere la salute in aree circostanti gli im­pianti di incenerimento di rifiuti.

Fabrizio Bianchi e Fabrizio Minichilli
Sez. di epidemiologia, Istituto di fisiologia clinica, CNR, Pisa

Conflitti di interesse: nessuno

Corrispondenza: e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 

Bibliografia

  • 1. Franchini M, Rial M, Buiatti E, Bianchi F. Health effects of ex-
    posure to waste incinerator emission: a review of epidemio-
    logical studies. Annals IstSup Sanità 2004; 40(1): 101-15.
  • 2. Biggeri A, Catelan D. Mortalità per linfoma non Hodgkin e
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    pianto di incenerimento di rifiuti solidi urbani. Campi Bi-
    senzio (Toscana, Italia) 1981-2001. Epidemiol Prev; 2005;
    29(3-4): 156-159.
  • 3. Biggeri A, Catelan D. Mortalità per linfoma non Hodgkin nei
    comuni della Regione Toscana dove sono stati attivi ince­
    neritori di rifiuti solidi urbani nel periodo 1970-1989. Epi­
    demiol Prev 2006; 30(1): 14-15.
  • 4. Bianchi F, Buiatti E, Bartolacci S, Linzalone N, Minichilli F,
    Corti A, Lombardi L. Esperienza di utilizzo della VIS per la
    localizzazione di un inceneritore nell'area fiorentina. Epide­
    miol Prev 2006; 30(1): 46-54.
  • 5. Bianchi F, Franchini M, Linzalone N. Salute in cenere? In:
    Dossier Inceneritori. SNOP 2006; 21(67): 20-24.
  • 6. Cislaghi C. GIS 8 - Atlante Italiano di mortalità 1981-2001.
    Versione 8.0 beta-test. Istituto di Biometria, Ministero del­
    la Salute, CILEA, ATI ESA 2005.
  • 7. APAT-Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Ser­
    vizi Tecnici e ONR-Osservatorio Nazionale Rifiuti. Rappor­
    to Rifiuti 2003. Roma, 2003, pp. 514.
  • 8. APAT-Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Ser­
    vizi Tecnici e ONR-Osservatorio Nazionale Rifiuti. Rappor­
    to Rifiuti 2004, Roma, 2004, pp. 1011.
  • 9. Sutton AJ, Abrams KR, Jones DR, Sheldon TA and Song
    F. Methods for Meta-Analysis in Medical Research. New
    York: Wiley, 2000.

lnhp
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Commenti (1) >> feed
Quanto ci vuole perchè si manifesti il Linfoma NH
scritto da Mariangela Sirca, settembre 01, 2006

I tempi di latenza per la comparsa di Linfoma Non Hodgkin sono soggetti a “sensibilità diverse”, ecco spiegato perché Biggeri considera 10 anni e Bianchi considera 15 anni

----- Original Message -----
From: Fabrizio Bianchi
To: Simonini Nadia
Sent: Tuesday, August 29, 2006 8:39 AM
Subject: Re: linfomi nH

Cara Simonini
i tempi di latenza per la genesi di un LNH non sono omogenei e univoci, dipende da molti fattori (età del soggetto al momento dell'esposizione, suscettibilità genetica, etc.), si va da 5 anni fino a 15 ma anche 20 anni. La scelta mia di 15 anni è più conservativa o protettiva, nel senso che ho dato più tempo affinchè si possa essere determinato un LNH; la scelta di Biggeri è meno protettiva dal punto di vista della latenza ma gli consente di avere più casi dentro lo studio (i decessi appunto oltre 10 anni) cosa di cui aveva più bisogno di me perchè lavorava su 17 comuni toscani a fronte dei miei 25 italiani. Non ci sono contraddizioni ma sensibilità diversa e i due studi vanno interpretati insieme.
arrivederci, FB


Per Dr. Bianchi:
la ringraziamo molto per lo studio che ci ha inviato e per la cortese disponibilità.
Avremmo piacere se potesse aiutarci a capire meglio le ragioni che hanno ispirato la scelta dei 15 anni di latenza, piuttosto che i 10 adottati da Biggeri; eventualmente può indicarci qualche riferimento bibliografico su questo tema?
Per quanto riguarda lo studio della ASL non mancheremo di tenerla al corrente non appena ci saranno novità

Molte grazie e cordiali saluti
Nadia Simonini


--
--------------------------------------
Dott. Fabrizio Bianchi
1° Ricercatore CNR
Sezione Epidemiologia
Istituto di Fisiologia Clinica
Consiglio Nazionale delle Ricerche
Area di Ricerca di San Cataldo
Via Moruzzi,1 - 56127 PISA (Italy)


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