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Il termovalorizzatore non esiste PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
mercoledì 10 gennaio 2007

Da:  Diritto di Coscienza

Il termovalorizzatore è un impianto che fa parte della mitologia, non della realtà: è la mistificazione pubblicitaria dell’inceneritore a recupero energetico, cioè un inceneritore che impiega il calore sviluppato nell’incenerimento dei rifiuti per produrre calore ed elettricità.
La definizione di termovalorizzatore dovrebbe essere quella di una centrale elettrica che produce energia termica ed elettrica per cogenerazione bruciando come combustibile i rifiuti. Non serve scomodare i più grandi ingegneri e professori del mondo, basta uno studentello accorto per smentire questa definizione: è fisicamente impossibile che esista un impianto simile. Vediamo il perché.

Una centrale elettrica è un impianto il cui scopo è produrre energia elettrica. Al giorno d’oggi però produce anche energia termica recuperando parte del calore all’interno del processo di produzione di elettricità. In tal modo l’efficienza dell’impianto migliora (arriva anche al 65%) e si hanno meno emissioni gassose. Si parla di cogenerazione, cioé produzione di energia termica (teleriscaldamento) ed elettrica con un alto rendimento.
Un inceneritore a recupero energetico è invece un impianto il cui scopo è smaltire i rifiuti bruciandoli in modo da ridurne il volume. Si chiama a recupero energetico perché adesso, dato che l’UE impone di applicare le migliori tecnologie possibili (BAT, Best Available Technologies), se si costruiscono inceneritori, questi devono possedere anche un circuito di recupero dell’energia persa nella combustione dei rifiuti, in modo da inquinare di meno rispetto ai vecchi inceneritori. Questo recupero energetico si traduce in produzione di energia elettrica e termica. Ma non si può parlare di vera cogenerazione: gli inceneritori hanno rendimenti bassissimi, praticamente sempre al di sotto del 20%, ancora più scadente delle vecchie centrali elettriche (33-35%); mentre uno dei presupposti per parlare di cogenerazione è appunto un alto rendimento - è stata studiata negli anni ‘70 proprio per aumentare l’efficienza degli impianti.
Un impianto turbogas ha un rendimento nettamente più alto e produce meno inquinanti sia in quantità che per numero di specie.

Già questa semplice considerazione fa capire che il cosiddetto termovalorizzatore non valorizza nulla, dato che è peggio di una vecchia centrale, dal punto di vista della produzione di energia. Ma c’è di più.
Innanzitutto, anche se si tratta di un inceneritore a recupero energetico, non è classificabile come impianto di recupero, bensì come impianto di smaltimento: la Corte di Giustizia Europea, con le sentenze C-228/00 e C-458/00 del febbraio 2003 ha stabilito questa classificazione in quanto la frazione di energia recuperata è di gran lunga inferiore rispetto a quella persa nella combustione dei rifiuti (circa 5-6 volte inferiore).
Dunque, in base alle norme europee sulla gestione dei rifiuti, è un tipo di impianto da prendere in considerazione soltanto dopo che sono state avviate strategie di prevenzione, riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti; infatti, soltanto dopo aver ben identificato la quantità di rifiuti non recuperabile si può dimensionare un impianto di smaltimento per questo residuo.

Ma le amministrazioni locali italiane, nella maggior parte dei casi accecate dalla prospettiva di lauti guadagni, preferiscono puntare subito alla costruzione di un inceneritore che bruci il più possibile. Un impianto simile, a causa degli elevati costi di gestione, è economicamente conveniente soltanto se la raccolta differenziata non supera circa il 40% e se brucia più rifiuti possibile. Si capisce perfettamente che queste condizioni non sono compatibili con una gestione dei rifiuti integrata secondo le norme europee ma sono addirittura d’ostacolo alla raccolta differenziata (RD) e alla riduzione dei rifiuti. Anche i dati di fatto dimostrano che dove sorge un inceneritore la RD è ferma al 30-40% (anche se qualcuno trucca i dati aggiungendoci i rifiuti industriali che non c’entrano con quelli urbani - RSU).
Uno studio del Wwf Veneto ha stabilito che l’energia risparmiata con il riciclaggio è di gran lunga superiore a quella recuperata da un inceneritore. Allora perché si continua a pontificare su questi meravigliosi impianti, chiamati termovalorizzatori come se fossero completamente differenti dagli inceneritori?

Risposta: marketing. La parola inceneritore ricorda diossina, ricorda Seveso, ricorda morti di cancro, malattie respiratorie, inquinamento di campi e di bestiame. Nessuno vuole un inceneritore. Allora venne il colpo di genio all’ASM Brescia, la multiutility che viene presa a modello in tutta Italia per la costruzione degli inceneritori. Disse un ingegnere: «chiamiamoli termoutilizzatori, così la gente penserà che siano una cosa diversa». E così si fece.
In seguito si adottò il termine ancora più ingannevole di termovalorizzatore.
Da tenere presente che questo vocabolo non esiste in nessun altra lingua europea (e forse del mondo): viene usata soltanto dai promotori degli inceneritori (costruttori e amministratori loro amici); nella normativa italiana e in quella europea non esiste, esiste il termine inceneritore a recupero energetico o impianto di incenerimento.
Proprio la direttiva 2000/76 definisce cosa si intende per impianto di incenerimento: tutte le strutture che fanno parte di un’area che ha lo scopo ultimo di smaltire i rifiuti per incenerimento (art. 3 comma 4 dir. 2000/76/CE).
A Parma sono doppiamente scorretti perché, oltre a chiamarlo termovalorizzatore, lo chiamano anche PAI, ossia Polo Ambientale Integrato, in un atto pubblico come la delibera comunale del 31 marzo 2006: è la dura legge del marketing.

In conclusione, non è un impianto di recupero perché il suo rendimento è più basso delle vecchie centrali; non è ecologico perché continua a inquinare nonostante i filtri e i controlli sulle emissioni (che tuttavia sono basati su una media giornaliera) di diossine e altri agenti non biocompatibili (si accumulano nell’ambiente per non sparire se non dopo un centinaio d’anni); non è sicuro perché la migliore tecnologia possibile applicata a questi impianti non permette di evitare la pericolosità degli scarichi di acqua contaminata, di evitare la formazione del particolato secondario, di evitare l’inquinamento dei prodotti agro-alimentari immediatamente vicini; non è conveniente perché ostacola la RD e la riduzione dei rifiuti, fa crollare il valore degli immobili (terreni e abitazioni), fa costare di più sia lo smaltimento dei rifiuti che l’energia elettrica prodotta.

Insomma, il termovalorizzatore, come lo descrivono e promuovono, è pura fantasia.

Approfondimenti
2000/76/CE sull’incenerimento dei rifiuti
2001/77/CE sulla promozione delle fonti rinnovabili
COM 2005 667 sui rifiuti
2006/12/CE sulla gestione dei rifiuti
1999/31/CE sulle discariche di rifiuti
2001/42/CE sulla valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente (VAS, valutazione ambientale strategica)
COM 2003 303 verso una strategia tematica di prevenzione e riciclo di rifiuti
Istituto Nanodiagnostics
WSN sulla costruzione di impianti TMB
L’Italia sotto i rifiuti, di Marino Ruzzenenti, ed. Jaca Book

Commenti (4) >> feed
pirolizzatori
scritto da Neri, gennaio 11, 2007

Dato che ritengo positivo il dibattito e non lo scontro verbale non ho volutamente commentato la notizia precedente, mi sarebbe stato facile ribattere che come mi insegna Luca da Wikipedia alla voce INCENERITORE: "In Europa sono attivi attualmente 304 impianti di termovalorizzazione/incenerimento, in 18 Nazioni. Paesi quali Svezia, Danimarca e Germania ne fanno ampio uso; in Olanda (ad Avr e Amsterdam) sorgono i più grandi termovalorizzatori/inceneritori d'Europa, che permettono di smaltire fino ad un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti all'anno. Anche in Olanda comunque come in Germania la politica è quella di bruciare sempre meno rifiuti per cercare di dismettere un giorno ( chissà quando) gli impianti esistenti." e di conseguenza chiedere se nei paesi su citati hanno aspettative di vita migliori o peggiori delle nostre, ed infognarci in un'altra diatriba senza soluzione finale. Anche se può sembrare che mi piaccia avere comunque l’ultima parola, anzi lo sospetto anche io, voglio chiudere la questione SI o NO inceneritore, visto che tanto nessuno si muove dalle proprie posizioni, anche giustamente, e voglio lanciarvi una nuova sfida. Da quando ho iniziato a leggervi, nell’ home page ho trovato solo notizie in negativo e tese a spaventare e mai notizie in merito alle soluzioni alternative a breve termine all’ INCENERIMENTO (contento del termine Luca?) dei rifiuti. Si saltuariamente appaiono link, termini sparsi in qua ed in la, forse ne avete già parlato nelle pagine precedenti, forse ne parlate nelle vostre riunioni, ma chi si affaccia per la prima volta sul vostro sito o ne rimane terrorizzato o, come me, si sente preso per i fondelli. Non so se il vostro scopo è spaventare od informare, nel secondo caso sarebbe interessante se periodicamente ( per me dovrebbe essere sempre tra le notizie in home page) apparisse una notizia in cui si trattano nuove forme di smaltimento di rifiuti, in cui si tracciano pro e contro, dimensioni dell’impianto e tempi di costruzione, risultato finale dello smaltimento e costi, senza link vari ma scritta chiaramente non in scientifichese e comprensibile a tutti.
Potete parlare dei Pirolizzatori al posto degli inceneritori, dell’ UR-3R e di altre tecnologie che certamente voi conoscerete ( però non parlate della raccolta porta a porta per favore) e che altri come me gradirebbero conoscere. Io ad esempio ho scoperto i pirolizzatori per caso e non sul vostro sito, non vi pare assurdo?
Sperando che magari acconterete anche me e chi la pensa come me, cordiali saluti.


chi CERCA trova...
scritto da Luca, gennaio 12, 2007

pirolizzatori per caso e non sul vostro sito, non vi pare assurdo?


L'unica cosa assurda è che lei ancora non sa usare neppure un sito Internet e vuol mettere bocca su questioni molto più complesse!

Provi ad inserire la parola pirolisi nel motore di riCERCA del nostro sito!

Ha visto dov'è?! No?!? Allora clicki qui sotto:
http://www.noinceneritori.org/index.php?option=com_search&Itemid=5&searchword=pirolisi&searchphrase=any&ordering=newest

Li ha visti i risultati? Si!?
...allora continui con l'esercizio prima di fare altri commenti! smilies/smiley.gif

«Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato e quando troverà sarà commosso e si stupirà, e così commosso contemplerà e regnerà sul Tutto»
(Dal Vangelo apocrifo di Tommaso Apostolo)

sono un cazzone
scritto da NERI, gennaio 12, 2007

Sono un cazzone perchè mi ero ripromesso di abbozzarla e non ho mantenuto l'impegno. Sono un cazzone perchè le parole di Gatteschi e di Baronti dovevano farmi capire che se siete isolati e perdenti un motivo fondato c'è, e le opinioni di Neri poco possono.
Sono un cazzone perchè come dice Gatteschi le vostre iniziative prive di senso hanno come unico risultato quello di allarmare la popolazione ( non di informarla).
Sono un cazzone ignorante perchè non conoscevo la parola pirolisi legata alllo smaltimento dei rifiuti e quindi non potevo scriverla nel vostro eccellente motore di ricerca.
Comunque una vittoria sig. Luca l'hai ottenuta, Neri molla, divertitevi tra voi e datevi sempre ragione, continuerete ad ottenere gli splendidi risultati che avete ottenuto fino ad oggi. Mi raccomando ricordati di questa vittoria tra qualche anno, quando costruiranno il termovalorizzatore anche a prato, tenendovi come al solito fuori dalla porta insieme alla vostra Utopistica opzione zero. Cordiali saluti.
P.S. Quanti Fumatori ci sono nel vostro comitato? A già, non conta, il problema sono gli inceneritori.

"Libertà è partecipazione"
scritto da Frank, gennaio 12, 2007

Come frequentatore del vostro sito (pur con opinioni estremamente distanti dalle vostre) mi permetto di inserire un commento non tanto sul contenuto dell'articolo, quanto sulla forma dello scambio di opinioni sopra esposte. Mi permetto di farlo perchè anch'io ho avuto modo di confrontarmi con il Comitato e, segnatamente, con la signora Mariangela Sirca. Chiunque può leggere i nostri interventi che, stante l'abissale distanza di opinioni in merito ai termovalorizzatori e alla corretta e responsabile gestione dei rifiuti, sono stati mantenuti nell'alveo della correttezza e dell'educazione, ma non per questo non serrati e rigorosi. Non credo che abbiate una linea comune su come reagire a opinioni diverse dalle vostre, per cui penso che ognuno faccia riferimento alla sua educazione e al suo modo di fare: può andar bene, può andar male. Credo che non possiate chiudervi nel vostro mondo e rifiutare il confronto, magari sbeffeggiando chi la pensa diversamente. Per questo invito Neri e chi altro lo voglia fare a continuare ad intervenire in merito all'argomento del sito, perchè -come diceva Gaber- "la libertà è partecipazione".

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