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Ercolini ospite del "Pianeta Terra Festival"

 

 

Sabato 8 ottobre alle ore 19 presso la sala sala convegni di Confindustria toscana nord sita a Lucca in piazza Bernardini, 41 Rossano Ercolini, goldman environmental prize 2013, sarà ospite del Pianeta Terra festival, che vede studiosi nazionali e internazionali confrontarsi per costruire una visione nuova per il futuro del nostro Pianeta.

All’evento, dal titolo “Dall’ego-logia all’eco-logia: quando i cittadini possono fare la differenza”, sarà presente con Ercolini anche Samir de Chadarevian, advisor, storyteller ed editorialista.

Entrambi dialogheranno con Irene Ivoi sull’importanza di ripensare ad un modello economico, antropologico e culturale del tutto ego-logico e inadeguato a risolvere le grandi sfide dei nostri tempi.

Dall’ego-logia all’eco-logia, un gioco di parole che fa appello ad una sfida:  il passaggio dal “modello lineare” (estrazione, produzione, consumo, smaltimento) centrato sullo sfruttamento sconsiderato della natura al “modello circolare” basato sul rispetto dei tempi e dei modi della rigenerazione ambientale.

L’ingresso all’incontro è gratuito fino ad esaurimento posti.

 

 

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L'inceneritore di San Donnino cambia pelle.... PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 20 agosto 2022

Mamme No Inceneritore

da Claudio Tamburini


 
COSÌ L’INCENERITORE DI SAN DONNINO CAMBIA PELLE
 
Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato un progetto di riqualificazione dell'impianto di incenerimento dei rifiuti di San Donnino.
Come Mamme No Inceneritore auspichiamo un forte coinvolgimento delle comunità locali, ché nuovi progetti non cancellino ma costruiscano, sulla storia dell'impianto, e ne conservino le ciminiere, simbolo e memoria.
A questo proposito riceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, questo articolo di Claudio Tamburini:
 
Così l’inceneritore di S. Donnino cambia pelle e tra qualche anno diventerà, nelle promesse, il più grande centro di recupero di rifiuti elettronici (RAEE) della Toscana, uno dei più grandi d’Italia.
A distanza di quasi cinquanta anni dall’inaugurazione (marzo 1973) e 36 dalla chiusura (luglio 1986), la sua trasformazione è, anche per questa storia locale, il segno tangibile di un cambio d’epoca che si viene a realizzare.....

Mamme No Inceneritore

da Claudio Tamburini


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COSÌ L’INCENERITORE DI SAN DONNINO CAMBIA PELLE
Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato un progetto di riqualificazione dell'impianto di incenerimento dei rifiuti di San Donnino.
Come Mamme No Inceneritore auspichiamo un forte coinvolgimento delle comunità locali, ché nuovi progetti non cancellino ma costruiscano, sulla storia dell'impianto, e ne conservino le ciminiere, simbolo e memoria.
A questo proposito riceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, questo articolo di Claudio Tamburini.
Così l’inceneritore di S. Donnino cambia pelle e tra qualche anno diventerà, nelle promesse, il più grande centro di recupero di rifiuti elettronici (RAEE) della Toscana, uno dei più grandi d’Italia.
A distanza di quasi cinquanta anni dall’inaugurazione (marzo 1973) e 36 dalla chiusura (luglio 1986), la sua trasformazione è, anche per questa storia locale, il segno tangibile di un cambio d’epoca che si viene a realizzare.
Ed è importante che la nuova attività avvenga nel vecchio impianto di incenerimento, che per mezzo secolo ha sovrastato, con i suoi due camini (da conservare!), le cronache della Piana fiorentina con la sua storia di conflitti tra le popolazioni della periferia e le istituzioni cittadine.
Il vecchio inceneritore lascia un’eredità pesante: le migliaia di tonnellate di scorie tossiche, interrate per sempre davanti all’impianto, che richiesero costosi interventi di messa in sicurezza; il divieto, per più di un lustro dalla sua chiusura, di consumare e commerciare prodotti agricoli contaminati da diossina; le probabili conseguenze nefaste sulla salute delle popolazioni; le vertenze giudiziarie. Ma anche positiva: nei conflitti generati fin dalla sua apertura, le associazioni e i comitati imposero alla discussione pubblica il problema dei rifiuti come indicatore di un’incipiente crisi ambientale, lo studio delle sue cause e le soluzioni possibili; documentarono la pericolosità degli inceneritori e le alterative praticabili; pretesero di dire la loro sul destino e sul risanamento del loro territorio e imposero, alla fine, la chiusura dell’impianto.
L’inceneritore di S. Donnino è un’eredità molto ingombrante. Senza quell’esperienza e senza questa presenza sarebbe stato difficile immaginare la lunga e intensa mobilitazione delle popolazioni della Piana a contrastare, per quasi un ventennio, il progetto di un altro inceneritore negli stessi territori, accompagnandolo fino al suo abbandono. Tanto ingombrante che un accordo del 2005 tra i Comuni e la Provincia, nella fase più acuta del conflitto, concordi nel realizzare il nuovo impianto, aveva deciso il suo abbattimento. Quasi che la realizzazione del nuovo non potesse tollerare la presenza di quello vecchio. E nulla importando che qualche anno dopo la chiusura, la Giunta fiorentina di Mario Primicerio, con ben altra visione, avesse ideato nell’impianto dismesso la realizzazione di un museo dell’ambiente e delle lotte delle periferie.
Con la riqualificazione dell’ex inceneritore a impianto di recupero dei rifiuti elettronici, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio Comunale di Firenze, cui seguiranno le pronunce degli altri comuni, si apre una fase nuova nella vita dell’impianto e anche, sperabilmente, in quella delle comunità locali.
Sarà, innanzi tutto, importante conoscere il progetto nei dettagli e, per questo, c’è da attendersi che i Comuni e Alia, la società pubblica che realizzerà la sua riconversione, ne diano adeguata illustrazione ai cittadini della Piana per chiarire gli aspetti operativi e quelli del programma industriale.
Il vecchio impianto fu un corpo estraneo e ostile al territorio e alle popolazioni che lo ospitarono.
A ben vedere era questo il suo destino perché la sua funzione fu quella di partecipare alle logiche di un’economia dello spreco che, alla fine del percorso, prevedeva soltanto la distruzione di risorse, accettando come effetto trascurabile i danni all’ambiente e ai suoi abitanti.
Quello che, invece, si prospetta negli scopi della nuova struttura è, finalmente, una parte significativa delle aspirazioni al cambiamento che furono espresse dalle comunità locali mezzo secolo fa e che ora si potranno tradurre in un importante fattore di sviluppo economico e sociale.
Gli amministratori locali e quelli dell’azienda dovranno infatti guardare anche agli effetti del progetto sulle strutture sociali delle comunità locali. La “fabbrica” che si andrà a realizzare, con il recupero dei materiali e con la riparazione dei beni conferiti, potrà svilupparsi in modo efficace se saprà radicarsi nel territorio ed evitare una sterile condizione di separatezza. Cioè se sarà in grado di costruire relazioni, non solo di scambio economico, ma anche di cooperazione allo sviluppo della qualità del tessuto sociale; se sarà in grado di legarsi alle attese e ai bisogni della società locale.
Alia, l’ente che gestirà questa struttura, anche grazie alla sua natura di soggetto in mano pubblica, ha la concreta opportunità di stabilire un legame positivo con il contesto che la ospiterà nella sua nuova missione e di dare valore alla sua presenza in questo territorio.
Se ne sarà capace, potrà restituire alle popolazioni di oggi e di domani quanto è stato sottratto a quelle di ieri.
Claudio Tamburini
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Ultimo aggiornamento ( sabato 03 settembre 2022 )
 
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