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Scritto da Redazione   
mercoledý 30 gennaio 2019

https://www.qualenergia.it/articoli/la-crisi-del-clima-e-ancora-risolvibile-lo-dice-il-nuovo-super-modello-di-leonardo-di-caprio/?fbclid=IwAR1-N1WT4eR71_VhMuwjs39A2yczSQr2YweLk_dq3Oodzje9sIww0NfkXY0

 Il mondo può andare al 100% con le fonti rinnovabili?

La crisi del clima è ancora risolvibile: lo dice il nuovo super modello “di Leonardo Di Caprio”

(...)

Allo studio, che sarà disponibile gratuitamente online nei prossimi mesi (in basso alleghiamo una sintesi), hanno lavorato 17 scienziati di due università australiane, Sydney e Melbourne, oltre a quelli del German Aerospace Center, con il coordinamento di Sven Teske, direttore delle ricerche presso l’Institute for Sustainable Futures dell’University of Technology Sydney (UTS ISF).

Questi scienziati, in pratica, hanno creato un unico e molto complesso super modello climatico, combinando tra loro i risultati di una serie di singoli modelli computazionali.

 

24 gennaio 2019

La crisi del clima è ancora risolvibile: lo dice il nuovo super modello “di Leonardo Di Caprio”

Redazione QualEnergia.it

Due anni di ricerche finanziate dalla Leonardo Di Caprio Foundation hanno portato all’elaborazione di uno scenario che ci consentirebbe di azzerare le emissioni. Vediamo come.

Il mondo può andare al 100% con le fonti rinnovabili?

Non è certo la prima volta che ci si pone questa domanda: diversi studi scientifici hanno provato a disegnare un sistema energetico basato esclusivamente sulle tecnologie pulite nei vari settori (produzione di elettricità, trasporti, riscaldamento degli edifici, attività industriali), portandoci a riflettere su quali fattori renderebbero possibile uno scenario globale a zero emissioni inquinanti.

La risposta al quesito iniziale è “sì” secondo il personaggio dello “star-system” che, più di ogni altro, ha preso a cuore la battaglia contro i cambiamenti climatici, Leonardo DiCaprio.

La fondazione che porta il suo nome ha finanziato due anni di ricerche culminate in un modello climatico, One Earth Climate Model, che prefigura un mix energetico totalmente “verde” ma senza ipotizzare l’impiego di soluzioni dalla dubbia efficacia, come la geo-ingegneria solare e la cattura dell’anidride carbonica con impianti BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage).

Allo studio, che sarà disponibile gratuitamente online nei prossimi mesi (in basso alleghiamo una sintesi), hanno lavorato 17 scienziati di due università australiane, Sydney e Melbourne, oltre a quelli del German Aerospace Center, con il coordinamento di Sven Teske, direttore delle ricerche presso l’Institute for Sustainable Futures dell’University of Technology Sydney (UTS ISF).

Questi scienziati, in pratica, hanno creato un unico e molto complesso super modello climatico, combinando tra loro i risultati di una serie di singoli modelli computazionali.

In breve: hanno cercato di capire quanta energia dovrà essere generata o accumulata in ogni angolo del nostro Pianeta, e quante emissioni di anidride carbonica dovranno essere eliminate, in modo da far funzionare tutte le nostre economie senza il timore di un blackout, ma al contempo rinunciando del tutto ai combustibili fossili.

Un bel compito, non c’è che dire.

E la loro risposta definitiva è che sì, è possibile, tecnicamente e anche economicamente, trasformare entro metà secolo un mix energetico ancora dominato da petrolio, gas e carbone in un mix profondamente diverso, centrato su sei pilastri che sono:

  • Elettrificazione di tutti i settori, generando l’elettricità solo con le fonti rinnovabili, soprattutto eolico e fotovoltaico e una fetta consistente riservata al solare termodinamico (CSP).
  • Diffusione dei sistemi di accumulo energetico: batterie e pompaggio idroelettrico in testa.
  • Incremento notevole dell’efficienza energetica.
  • Utilizzo su vasta scala dell’idrogeno prodotto con fonti rinnovabili.
  • Riqualificazione dei lavoratori dalle vecchie industrie fossili alla green economy.
  • Conservazione/ripristino dei suoli (land restoration).

L’ultimo punto merita attenzione, perché il super modello sviluppato da Teske e dai suoi colleghi prevede di rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera sfruttando unicamente soluzioni “naturali” (NCS, Natural Climate Solutions), in particolare la riforestazione massiccia di ampie porzioni di mondo, perché le piante rappresentano un enorme bacino naturale di assorbimento della CO2.

Non solo riforestazione: bisognerà anche tutelare gli ecosistemi, preservare la biodiversità, adottare tecniche agricole meno invasive e più rispettose dell’ambiente, altrimenti ogni sforzo per de-carbonizzare il Pianeta sarà vano, si legge in una nota della Leonardo DiCaprio Foundation.

E così sarebbe possibile raggiungere quel bilancio netto negativo delle emissioni che, secondo gli scienziati dell’ONU che studiano i cambiamenti climatici, costituisce l’unica via per evitare un eccessivo surriscaldamento terrestre (vedi QualEnergia.it sull’ultimo rapporto dell’IPCC).

Significa, in altre parole, che non basterà ridurre velocemente le emissioni inquinanti: bisognerà anche togliere quelle residue già rilasciate nell’atmosfera.

Il nuovo modello proposto dalla Leonardo DiCaprio Foundation, in sostanza, non è una previsione bensì l’elaborazione di uno scenario tecnicamente fattibile per azzerare l’inquinamento globale entro il 2050, in linea con gli obiettivi di Parigi per rimanere sotto 2 gradi di aumento delle temperature medie, in confronto all’età preindustriale.

Un ultimo appunto: tecnicamente fattibile è ben diverso da “politicamente fattibile” e “socialmente accettabile” (non dimentichiamo che una simile trasformazione comporterebbe un profondo cambiamento di molte nostre abitudini di vita e di consumo), quindi la domanda finale è se la nostra società sia davvero pronta a seguire il percorso indicato da questo studio.

 

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